Tav, assedio alle ditte impegnate nel cantiere

MASSIMO NUMA MASSIMILIANO PEGGIO – LaStampa

Operai, impiegati, meccanici, persino bambini. «Sequestrati» dalle 16,30 sino alle 19,20. Il presidio di una quarantina di attivisti No Tav, ieri a Susa davanti alle aziende che lavorano o hanno lavorato nel cantiere Ltf di Chiomonte, è finito con il blocco dei cancelli. Una ventina di lavoratori sono rimasti imprigionati per ore in attesa che i No Tav, con un mini-corteo, se ne andassero poi verso il «presidio internazionale» di Susa, un container in mezzo a un prato. Tra i sequestrati, anche un’impiegata valsusina di simpatie No Tav: «Trovo questa protesta veramente stupida e controproducente per la nostra causa. È ora che qualcuno, nel movimento, ci rifletta su». Dalle 16,30 in poi, gli attivisti avevano organizzato una specie di comizio. Alberto Perino ha letto il solito j’accuse contro le «ditte collaborazioniste» del Tav, partendo dagli Anni 70. Replica Ferdinando Lazzaro, anche lui bloccato nella sua azienda: «Non riesco a capire cosa vogliano i No Tav, non credo che lavorare per il Tav sia illegale o costituisca un atto moralmente riprovevole. Vogliamo salvare le aziende, creare posti di lavoro e difendere gli attuali, che sono in pericolo». L’on. Esposito, Pd, ha duramente attaccato i No Tav per questo «ennesimo sfregio ai lavoratori». Gruisti e tecnici esasperati: «Si vede che non hanno nulla da fare tutto il giorno», dicono rivolti agli attivisti che fanno il girotondo, a suon di musica, davanti ai cancelli chiusi e sorvegliati dai carabinieri.

Da Susa alla procura di Torino. Chiuso un altro fascicolo: violenza a pubblico ufficiale, rapina e violenza privata contestate a 24 attivisti No Tav, alcuni dell’area anarchica, rinviati a giudizio ieri per gli scontri con le forze dell’ordine avvenuti il 17 febbraio 2010. Al centro una catena di episodi, iniziati nella notte a Chianocco, durante l’assedio a una trivella, e poi proseguiti in città, vicino alle Molinette. Un terzo episodio riguarda anche l’editrice La Stampa: alcuni attivisti tentarono di bloccare i camion della distribuzione, in uscita dallo stabilimento tipografico. Le accuse, sostenute dal pm Giuseppe Ferrando, sono state accolte dal giudice per le indagini preliminari Loretta Bianco: il processo si aprirà il prossimo 11 gennaio.

Questi rinvii a giudizio si sommano così ai 45 pronunciati l’altro ieri dal gup Edmondo Pio, a carico dei manifestati accusati a vario titolo di aver preso parte agli scontri con le forze dell’ordine nell’estate 2011, al cantiere della Maddalena.

Negli atti discussi ieri in aula, sono stati ripercorsi gli assalti che accompagnarono l’arrivo della quinta trivella in Valle di Susa, per i sondaggi al sito S 72 in frazione Coldimosso di Susa. I manifestati No Tav cercarono di bloccare il carotaggio lanciando pietre. Le forze dell’ordine, schierate a protezione degli operai, reagirono con alcune «cariche di alleggerimento» nel corso della serata, con lancio di lacrimogeni. Negli scontri rimasero feriti due agenti e due manifestanti. Uno di questi, ricoverato all’ospedale di Susa in prognosi riservata per un trauma cranico, fu poi trasferito alle Molinette. Sempre in quelle ore, a Chianocco, altri manifestanti bloccarono l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, in direzione Torino, impedendo il passaggio ad alcuni mezzi delle forze dell’ordine e le due statali 24 e 25.