Lettera al dottor Marco Travaglio

Egregio Dottor Travaglio,

ho letto con attenzione il suo articolo “Violenza e convenienza” e, pur nella siderale distanza tra le nostre opinioni, mi ha fatto molto piacere ritrovare alcune considerazioni che da tempo vado denunciando.

Mi riferisco a quei ‘violenti dementi’ ‘estranei alla Valsusa’, ‘ben nascosti dietro le nobili bandiere del pacifico movimento’ e, soprattutto, ‘tollerati troppo benevolmente da alcuni settori del movimento’. Dal luglio dello scorso anno la Valle di Susa si è trasformata in una palestra per gli antagonisti che vengono qui per praticare lo sport del tiro al poliziotto. Gli amministratori locali e i vari comitati del movimento No Tav hanno commesso il grave errore di tollerarli, senza mai prendere le distanze, senza mai cercare realmente di isolarli. Pensando che potessero giovare alla causa, hanno finito per mettere la guida del movimento nelle mani dei gruppi più fanatici e violenti. Uno sbaglio davvero fatale per un movimento popolare e che si è sempre autodefinito pacifico.

Al tempo stesso nel suo articolo ci sono molte cose che non posso condividere. Intanto il riferimento ai ripensamenti francesi (falsi), il fatto che la Tav danneggerebbe ambiente e salute dei cittadini, e che, addirittura, sarebbe un’opera “criminale e criminogena”. Criminale una galleria in una montagna? La stessa montagna in cui stanno realizzando una galleria del tutto simile, quella del raddoppio del Frejus senza nessuna protesta da parte di amministratori e abitanti della Valle di Susa…

Se ha tempo e voglia, la invito alla lettura del libro, da me scritto con Paolo Foietta, “Tav Sì”, così da potersi confrontare con dati e analisi diverse da quelli diffusi dai No Tav.

Ma c’è soprattutto un aspetto che mi infastidisce nelle sue riflessioni: il continuare a parlare di un cantiere che non esiste, della militarizzazione della Valle, dello Stato che provocherebbe la gente…

Per questo la invito, mi verrebbe da dire la ‘sfido’, a venire con me a visitare il cantiere di Chiomonte, a incontrare gli agenti che lo difendono e i lavoratori che vi operano.

Credo che come giornalista potrebbe risultare un’ esperienza interessante, anche nel caso in cui non dovesse servire a modificare i suoi giudizi.

Nell’attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.