Trm? C’è la soluzione per cedere solo il 49%

DIEGO LONGHIN – Repubblica

«NON comprendo la rigidità da parte del Comune di Torino e non è detto che il parere dell’Ato sia scontato. C’era una disponibilità di massima ad aumentare la concessione a Trm di nove anni, ma c’era anche la volontà di allungare la concessione anche di dieci, undici, o dodici anni, permettendo così di cedere il 49 per cento e non l’80 per cento». Paolo Foietta, presidente dell’Ato Rifiuti, l’autorità d’ambito provinciale, quella che decide sulle concessioni del servizio, rimane critico sulla scelta della giunta Fassino e della Sala Rossa.

Secondo il sindaco, il vice Dealessandri, le prime valutazioni dell’advisor, vendere il 49 per cento con una concessione più lunga e l’80 per cento subito con una concessione di 21 anni non avrebbe prodotto lo stesso ritorno economico per le casse del Comune. È così?

«Non riesco a capire da dove derivino queste valutazioni. Lunedì, alla riunione dell’Ato, a cui dovrebbe partecipare anche Fassino, porterò le valutazioni dei miei advisor. Non bastava una concessione di 30 anni? Potevamo

portarla a 31, a 32, a 33. Bastava discuterne. Da parte nostra c’era massima disponibilità e soprattutto non ci sarebbe

stato un allungamento dell’iter ».

Il Comune ha la necessità di incassare intorno ai 140 milioni

da questa operazione. Abbassare la quota e allungare la concessione sarebbe stato sufficiente?

«Facciamo un esempio. La società vale oggi, con una concessione di 21 anni, 220 milioni. Se io la allungo di 12 anni il valore cresce, possiamo arrivare anche a 330 milioni. Con una cifra del genere si poteva cedere il 49 per cento. Perché non mantenere così il controllo pubblico? Lunedì sarò più preciso sui valori».

Ne ha parlato con Fassino?

«Si, lungamente, per telefono. Mi sembra però che sia il vicesindaco Dealessandri sia l’assessore

Passoni si siano irrigiditi sulla posizione 80 per cento. Anche le banche che hanno finanziato l’operazione sono preoccupate rispetto all’ingresso di un socio nuovo con un peso del genere. Invece, mantenendo il controllo pubblico, non ci sarebbero stati problemi».

La sentenza della Consulta avrà effetti?

«La sentenza porta indietro le lancette. Elimina l’obbligo di mettere sul mercato le società che hanno affidato i servizi in house. Credo che dopo un pronunciamento del genere vendere l’80 per cento sia impugnabi-le, non so con quale esito, da parte ad esempio dei comitati referendari. Non comprendo questa pervicacia, si sarebbe potuto realizzare un’operazione più semplice, dagli stessi esiti economici e garantendo il controllo pubblico».

Perché il via libera da parte dell’Ato non sarà scontato?

«C’è stato un certo percorso, c’è stato l’affidamento di una concessione ad una società immaginata in un certo modo. Se questo assetto viene stravolto io avrò problemi in sede di Ato a farlo passare».