“Ricompriamoci l’Italia” Così cittadini e famiglie possono aggredire il debito

Fabio Martini – LaStampa

Una Patrimoniale volontaria, una grande Telethon popolare per lo Stato, capace di alleggerire la montagna del debito. Un’operazione da realizzarsi con tante donazioni da parte dei cittadini, aiutati da un incentivo fiscale: chi “regala” 100, 1000, 10.000 euro, si vedrà restituire l’intera somma in dieci anni sotto forma di detrazione fiscale, sia pure senza percepire gli interessi. Nel dibattito in corso da tempo su come abbattere la montagna del debito, sta per aggiungersi un disegno di legge suggestivo ma non privo di pragmatismo che sarà presentato nei prossimi giorni dai due promotori, l’ex ministro Giulio Santagata, pd, già braccio destro di Prodi a palazzo Chigi e Giacomo Portas, segretario dei Moderati per il centrosinistra, forte lista civica che dal natio Piemonte si sta allargando in Lombardia e iscritto come indipendente al gruppo del Pd.

Problema strutturale, il debito pubblico, da affrontare con misure imponenti e sul quale da tempo si sono esercitate, con proposte diverse, personalità come Giuliano Amato, Andrea Monorchio, Mario Sarcinelli, Pellegrino Capaldo. Sostiene Santagata, modenese, già “inventore” del cuneo fiscale: «La premessa è semplice: ridurre lo stock del debito conviene a tutti, sia a chi spera di poter pagare in futuro meno tasse, sia chi conta di non vedere ridurre il Welfare. Siamo uno dei pochi Stati che ha già un avanzo primario – incassiamo più di quel che spendiamo ma tolte le spese per interessi – e dunque se non abbassiamo lo stock, continueremo a soffrire per tanti anni ancora». L’escamotage per erodere la montagna, è stato “pescato” nel Fondo Ammortamento Titoli di Stato, che si alimenta attraverso privatizzazioni, vendite di patrimonio e anche donazioni che però – ecco l’anomalia – a differenza di quelle a favore dei partiti o delle Fondazioni, non prevedono alcun beneficio fiscale. In sostanza, chi dona allo Stato, non gode di alcuna “riconoscenza”.

«Di qui – sostiene Portas l’idea di proporre agli italiani di “ricomprarsi” l’Italia, attraverso una donazione, che faccia leva sullo spirito civico e solidaristico del popolo che al mondo fa più beneficenza». Operazione civica, ma anche un calcolo: «Giorni fa – racconta Santagata – un gruppo di medici mi ha detto: se prestiamo allo Stato 20-30.000 euro ma poi ci mettete al riparo e non ci chiedete nuovi balzelli, noi siamo pronti! E d’altra parte, la Bce non ci tirerà certo fuori dal debito, perché per uscirne avremo bisogno di più crescita, di un avanzo primario che superi il volume degli interessi, ma anche di una forte entrata capace di erodere il debito. Se l’operazione scatta e convince una parte di italiani, male non fa e comunque crea un “clima” giusto».

Potenzialmente i donatori non mancano, se si pensa che, dati Banca d’Italia, in Italia il 10% delle famiglie detiene il 55% della ricchezza nazionale e se si pensa che nel nostro Paese c’è una grande tradizione di dono anche nel ceto medio e in quello popolare, che non si sono mai tirati indietro nelle situazioni di emergenza. Ma l’italiano si fida poco dello Stato: come aiutare un’operazione di questo tipo? «Anzitutto – sostiene Portas – sarebbe necessaria una grande campagna sui mezzi di informazione, mentre per aiutare a vincere una certa diffidenza nei confronti dello Stato, abbiamo inserito nel disegno di legge un Comitato di garanti di alta affidabilità, nominati dal Capo dello Stato e dai presidenti delle Camere. E a tutti coloro che si impegneranno, dovrà essere concesso un riconoscimento: noi abbiamo pensato ad una pergamena firmata dal Capo dello Stato, ma si possono immaginare anche altre soluzioni. L’importante è creare l’innesco, il resto viene da sé».