Lite tra enti locali I fondi olimpici ancora congelati

Maurizio Tropeano – LaStampa

In ballo ci sono non tanto le poltrone ma i soldi, tanti soldi, soprattutto in tempo di crisi. Quei cento milioni del «tesoretto» post-olimpico che una lobby bi-partisan è riuscita a strappare a Roma e che adesso sono in stand-by in attesa che lo scontro politico ed istituzionale legato alla scelta di come, dove e chi deve utilizzare quelle risorse si risolva. Già perché a grandi linee Regione, Comune e Provincia di Torino hanno trovato la quadra sul nuovo consiglio d’amministrazione ma il presidente Antonio Saitta, prima di dare il via libera alle nomine ha chiesto agli altri soci «un nuovo patto per utilizzare le risorse, una scelta che deve essere fatta collegialmente per evitare i localismi».

Nomine e Governance E Saitta, presidente in carica della Fondazione, ha inviato al presidente Roberto Cota, e al sindaco, Piero Fassino, una bozza di patto che è stata accolta se non con ostilità quantomeno con freddezza dagli altri soci. Il timore di Saitta è che Cota e Fassino abbiano non solo già deciso i posti ma anche come e dove utilizzare quei fondi. Da qui la richiesta di un nuovo patto: «La gestione delle risorse – spiega – non può essere demandata al Cda ma decisa collegialmente dai soci. Serve un indirizzo condiviso che tenga conto dei vincoli di legge e di una gestione unitaria che non privilegi i localismi».

Da qui lo stallo. Finora infatti, solo la Regione ha nominato il suo rappresentante, Walter Marin, sindaco di Sestriere che dovrebbe diventare presidente. Il comune ha indicato, ma non nominato, sara Levi Sacerdoti mentre la Provincia sarebbe orientata a riconfermare l’ex sindaco di Bardonecchia, Francesco Amato.

Lo stop dei revisori Senza dimenticare che il collegio dei sindaci non ha ancora dato parere favorevole al bilancio. Uno dei revisori, infatti, non è convinto di come sono stati iscritti a bilancio 122 milioni, il valore dei conferimenti degli impianti da parte del sistema degli enti locali. I dubbi si sono portati dietro il moltiplicarsi dei pareri legali. E poi c’è da risolvere il tema del contenzioso tra la Fondazione XX Marzo e la Parco Olimpico spa (70% in mano ai privati Live Nation e Set Up e 30% pubblico) che vale più o meno 1,5 milioni. I legali delle due parti stanno lavorando per evitare il processo con una transazione. Si parla di 800 mila euro.

Le polemiche politiche La Fondazione non è senza governo (alla presidenza c’è un tecnico, Mora) ma si trova ad operare nell’incertezza di indicazioni politiche sul futuro, soprattutto di come mettere in campo i progetti per spendere il «tesoretto».

E così ieri è sceso in campo il Pdl. Il coordinatore vicario degli azzurri piemontesi, e con lui la consigliera provinciale Erica Botticelli, attaccano Fassino e Saitta che non hanno ancora nominato i loro rappresentanti: «Il loro menefreghismo verso le sorti del patrimonio olimpico blocca i lavori della Fondazione, limitandoli alla gestione dell’ordinario, e non consente di assumere le doverose, e indifferibili, decisioni sull’impiego dei fondi».

Dura la replica di Stefano Esposito e Giorgio Merlo (Pd): «Ghiglia rischia di trasformare la vicenda del post olimpico in qualcosa che non è mai stata, cioè una diatriba di parte a fini elettorali». Da qui la proposta: «Gli amministratori possono avviare un’attività di progettazione unitaria su tutti i siti olimpici interessati, affinché, appena conclusi gli aspetti di carattere finanziario, si possa procedere a realizzare gli interventi necessari sulle strutture».