I compensi diventano rimborsi-spese e l’evasione sfiora i 3 milioni

Le Entrate scoprono a Torino i “furbetti della parcella

Un “trucco lessicale” nei repertori e i compensi si trasformano in rimborsi per le spese anticipate per conto del cliente. A utilizzare questa tecnica sono stati una decina di notai torinesi, scoperti dall’Agenzia delle Entrate. In totale sono emersi 2,9 milioni di euro di imponibili non dichiarati. In un caso sono stati evasi ben 715mila euro in un solo anno. Le prove raccolte sono state inoppugnabili e i professionisti hanno aderito integralmente alle conclusioni del verbale di constatazione dell’Agenzia delle Entrate.
L’indagine “parcella per parcella” – L’operazione è stata eseguita dai funzionari delle due Direzioni provinciali di Torino dell’Agenzia delle Entrate, seguendo uno specifico percorso di indagine. È stato infatti analizzato con cura il registro dei repertori notarili e sono stati selezionati per il controllo i notai che risultavano applicare un tariffario notevolmente inferiore alla media di mercato. Le indagini hanno portato a quello che tecnicamente viene chiamato “accertamento analitico”. In sostanza, i funzionari del fisco hanno controllato, voce per voce, i giustificativi delle somme incassate dagli studi notarili, parcella per parcella.
Basta la parola – La verifica non ha lasciato dubbi: nella parcella per il cliente venivano riportati il compenso e l’anticipo delle imposte di registro per gli atti “rogati” dai notai coinvolti. In più, veniva sistematicamente riportata una cifra consistente catalogata alla voce “altri costi addebitati”: non erano altro che una parte dei compensi mascherati da “rimborsi spese” e come tali non tassabili. Con questo sistema consolidato, gli studi notarili esaminati hanno occultato buona parte dei loro compensi, in un range variabile” tra il 15 ed il 25 per cento dei ricavi reali.
“Sono fiera del lavoro svolto dai funzionari di Torino – commenta il Direttore regionale Rossella Orlandi – grazie a un’analisi accurata e mirata siamo riusciti ad accertare con prove inconfutabili questi soggetti che, approfittando della loro appartenenza ad una categoria di professionisti stimati, finivano di fatto per danneggiare il lavoro dei loro colleghi veramente onesti che applicano le tariffe di mercato e versano regolarmente le imposte”.

Comunicato Stampa dell’agenzia delle entrate