Inchiesta penale per i notai evasori

Alberto Gaino – LaStampa
Per alcuni degli otto notai torinesi (altri due sono di altre città)
sanzionati come evasori dall’Agenzia delle Entrate i guai raddoppiano:
dovranno risponderne anche in sede penale, avendo superato le soglie
di legge che comportano la trasmissione degli atti alla Procura della
Repubblica. Si tratta di coloro per cui gli uffici fiscali hanno
accertato un’evasione sino a 400 mila euro per il biennio 2008-2009,
per complessivi 3 milioni. «Meglio così» è il primo commento di
Roberto Martino, presidente del Collegio notarile del distretto di
Torino.
«Noi rappresentiamo duecento notai e sono proprio gli integerrimi a
chiedermi per primi di fare i nomi degli evasori. Che conosco da
luglio, ma non ho ancora avuto i verbali di contestazione necessari
per avviare l’azione disciplinare. In questi casi, si prospetta per
infedeltà fiscale e illecita concorrenza. Se le contestazioni saranno
provate e la commissione disciplinare presieduta dal giudice Alberto
Oggè sanzionerà i colleghi, ne faremo i nomi, nell’interesse dei
clienti. Il notaio è un pubblico ufficiale di cui il cittadino si
fida, è giusto che i clienti ne siano informati». Fra i notai
pizzicati c’è stata adesione di massa alle sanzioni fiscali comminate
dall’Agenzia delle Entrate, e la brutta notizia per la categoria è che
gli accertamenti sono in corso su altri notai. Il «toto nomi» punta
diritto sui più noti. Quelli emersi corrispondono a chi ha o aveva una
duplice funzione pubblica: il notaio e parlamentare (Pd) Francesca
Cilluffo e il marito Angelo Chianale.
Sino a pochi giorni fa, quest’ultimo presiedeva Finanziaria Sviluppo
Utilities (Fsu), la cassaforte delle azioni Iren controllate dai
Comuni di Torino e Genova e che rappresentano le quote di maggioranza
della società energetica. Riconfermato nell’incarico una settimana
prima da Fassino, il notaio Chianale si è dimesso senza alcuna
spiegazione. Adesso possiamo intuirne le ragioni.
Il presidente Martino aggiunge: «Fra gli otto notai vi sono altri nomi
noti, ma ciò che mi preme sottolineare è che loro posizioni non sono
uguali; alcuni rispondono di evasione di poche migliaia di euro a
fronte delle centinaia di migliaia che gli altri colleghi hanno
spostato nelle parcelle dalla colonna degli onorari in quella dei
rimborsi spese, non soggetti a Iva e a tassazione».
«Questo aspetto è importante per il profilo della concorrenza sleale:
con la liberalizzazione non ci sono più tariffe cui ancorarci, chi
evade può presentare una parcella che il notaio corretto non è in
grado di prospettare al cliente. Si deve sapere che il nostro onorario
è decurtato del 50 per cento dalle imposte di legge».
Le eventuali sanzioni disciplinari vanno dalla censura alla chiusura
degli studi da un minimo di un mese al massimo di un anno.