Foglio di via per i 35 attivisti del “camping di lotta” No Tav

Massimo Numa – LaStampa

Vacanze finite, al camping «di lotta» di Chiomonte, per 35 attivisti No Tav, quasi tutti del centro sociale torinese Askatasuna e della sua succursale di Bussoleno. A loro saranno notificati i fogli di via per la durata di due anni, con i «divieto di entrata» nei Comuni di Chiomonte, Exilles, Giaglione, Venaus, Susa e Bussoleno.

Tra i destinatari, alcuni No Tav già coinvolti nelle indagini della procura e un radiocronista di Radio Black Out, già coinvolto negli incidenti avvenuti il 1° maggio a Torino. Nel provvedimento («…Quel gruppo di persone identificate era proveniente dal campeggio di Gravella, dove hanno preso vita le numerose azioni violente che hanno determinato una situazione di grave allarme sociale e preoccupazione per la sicurezza pubblica di quel territorio…») è ben chiarito il ruolo di base operativa che svolge da metà giugno il camping abusivo di Chiomonte.

Il procuratore Giancarlo Caselli aveva più volte specificato che non è il movimento No Tav al centro delle indagini ma solo i singoli attivisti che hanno commesso reati durante le manifestazioni avvenute nell’area del cantiere Ltf o nel contesto di altre iniziative.

Il paragone

Il «camping di lotta» sino a domenica ospita pure undici attivisti della Ong Sci, acronimo di Servizio Civile Internazionale. La presidente italiana Stefania Pizzolla ha paragonato la situazione in corso a Chiomonte alla zona di guerra della Palestina. «Affermazioni senza senso – replicano in questura a Torino quasi comiche se non avessero avuto una eco sui media. Chi conosce almeno un po’ di storia, non può cadere in questo incredibile, grottesco equivoco». Nel 2008 la Sci aveva ottenuto un finanziamento dal ministero degli Esteri, poi stop. Stefano Esposito, deputato del Pd, ritiene le dichiarazioni dei responsabili della Ong, nata nel 1991 «semplicemente deliranti. Stiamo cercando di ricostruire percorsi e ruoli, anche perchè Sci non è iscritta all’albo nazionale del servizio civile, non si capisce bene cosa intendano fare in Valsusa, dove la situazione è già complessa e fonte di continuo pericolo per i lavoratori del cantiere.».

Il commissario

Commenta Mario Virano. presidente della Commissione Intergovernativa italo-francese sulla linea ferroviaria TorinoLione: «Contrabbandare una qualsiasi analogia tra un cantiere che rappresenta lo 0,0006% del suolo della Valle , sotto un viadotto autostradale, senza colture agricole , né residenze, con un territorio come quello di Gaza che ha una delle più alte concentrazioni insediative del mondo, significa non conoscere né l’una né l’altra realtà. Eludere poi il giudizio sugli atti di violenza contro operai e forze dell’ordine, violenza definita “micidiale” dallo stesso Tribunale del Riesame, perché non si è stati testimoni oculari, ma nel contempo giustificandola comunque, la dice lunga sull’idea di legalità e sull’obiettività di questi personaggi». Virano spiega che «il cantiere di Chiomonte è un’opera perfettamente legale, che ha percorso tutto l’iter legato all’approvazione più garantista ed è stato autorizzatoda tutti i livelli istituzionali competenti ed è del tutto analogo agli altri tre cantieri già ultimati in Francia ».

Il cantiere

Ancora: «Le forze dell’ordine presidiano il cantiere solo perché c’è una pattuglia di violenti che aggrediscono gli operai e cercano di distruggere le opere ed i macchinari. Se cessano le violenze viene meno la necessità di questa difesa e la “ Maddalena” può tornare a essere quello che è: un normale cantiere di un’opera democraticamente decisa nel rispetto della programmazione e delle leggi, dopo un confronto serrato con le Amministrazioni e le Comunità interessate all’opera». Per il responsabile per la sicurezza del Pd Raffaele Bianco «se un’analogia esiste tra la Val di Susa e la striscia di Gaza questa consiste nel lancio delle pietre da parte dei No Tav contro operai e forze dell’ordine».