Festa pd: cercare di capire non solo ironizzare

Cara Emanuela,

conoscendo le tue qualità di giornalista da tempo attenta alla cronaca politica ho trovato il tuo pezzo di oggi eccessivamente ironico e un po’ offensivo nei confronti del PD e dei tanti volontari senza i quali le Feste Democratiche non esisterebbero.
Se quest’anno la parte gastronomica della Festa provinciale sarà ridotta rispetto al passato è perché l’austerità riguarda purtroppo tutti, ma soprattutto perché i partiti vivono sulla militanza, sulle tessere degli iscritti e sul tanto vituperato finanziamento pubblico ora ridotto del 50%. Dal momento che le Feste costano, è chiaro che si deve cucinare con gli ingredienti a disposizione.
Personalmente sono sempre stato contrario alla cancellazione del finanziamento pubblico perché l’unico risultato sarebbe quello di favorire partiti personali gestiti da ricchi o da ladri, a detrimento quindi della qualità della democrazia. In ogni caso il PD non si è opposto alla riduzione delle risorse pubbliche per i partiti, nonostante il fatto che il nostro sia l’unico partito ad avere un bilancio certificato. Bisognerebbe ricordare che il PD paga senza averne colpa le scellerate scelte di chi ha gestito malamente altri partiti (Lusi, infatti, era il tesoriere della Margherita e non del PD).
Scrivo queste righe non da parlamentare o dirigente, ma come militante che da venticinque anni organizza e partecipa alle feste dell’unità e democratiche e che è convinto che chi continua nonostante le difficoltà ad offrire alla città un importante luogo di dibattito e confronto, meriti rispetto e magari, anziché un facile corsivo ironico, la disponibilità a cercare di comprendere come, a fronte di minori risorse, si cerchi comunque di mantenere viva una tradizione politica e culturale. Purtroppo, pare che di questi tempi la politica sia da censurare qualsiasi cosa faccia. Però da La Stampa e dai suoi più esperti giornalisti mi aspetterei un atteggiamento diverso.