INACCETTABILE CHE LO STATO NON RIESCA A PORRE FINE ALLE VIOLENZE NO TAV

La deriva mafiosa e paraterroristica in Valle di Susa pare non fermarsi più. Nella notte il solito gruppo di teppisti No Tav ha incendiato il magazzino delle attrezzature di una delle aziende valsusine impegnate nei lavori del cantiere di Chiomonte. Delinquenti che non fanno altro che intimidire chi ha la sola colpa di voler lavorare onestamente.

Quanto sta accadendo da più di un anno in Valle di Susa è inaccettabile ed è incomprensibile come lo Stato non riesca a porre fine alle violenze perpetrate da poco più di un centinaio di delinquenti fomentati dai vari capi-popolo del movimento. Sono ancora una volta deliranti le parole con cui Sandro Plano critica l’arresto dell’anarchico Massimo Passamani, dimenticandosi che è accusato di un reato gravissimo quale l’associazione sovversiva. Plano dovrebbe piuttosto chiedersi perché in Valle di Susa tra i No Tav hanno trovato ospitalità e supporto personaggi provenienti dalla galassia italiana e internazionale dell’antagonismo violento, oltre a qualche ex terrorista. Tutta gente i cui curricula erano ben noti; eppure i vari Plano, Perino e Casel non hanno mai avuto problemi a manifestare insieme a loro e a tenere conferenze stampa e riunioni in loro gradita compagnia.

Purtroppo Sandro Plano è un iscritto del PD, un partito che da sempre in maniera netta è a favore della Tav e dalla parte di chi lavora e di chi serve lo Stato. Non posso che auspicare ancora una volta che i vertici del mio partito la smettano di ritenere le posizioni di Plano come manifestazioni di legittimo dissenso.

Come è noto appartengo a coloro che si sono sempre battuti per la realizzazione della Tav. Tuttavia, a fronte del silenzio costante di gran parte del mondo politico, dell’omertà degli intellettuali e dell’incapacità da parte dello Stato di far sgomberare un campeggio abusivo e di mettere in sicurezza un cantiere, garantendo i lavoratori e gli amministratori che vivono nella paura, allora, forse, vuol dire che siamo in presenza di uno Stato debole incapace di gestire un’infrastruttura così importante. Se così è lo si dica chiaramente e si riconosca la vittoria dell’anarco-insurrezionalismo.