Esposito e Foietta: risposta a Fabio Balocco – il Fatto Quotidiano

Siamo il “noto all’ufficio” Stefano Esposito (ma di quale ufficio scrive Balocco?), parlamentare e militante del Partito Democratico, ed il “tale” Paolo Foietta, direttore delle aree tecniche della Provincia di Torino e componente dell’Osservatorio Torino Lione.

Con gli Onorevoli Boccuzzi (PD) e Portas (Moderati) abbiamo realizzato il manifesto “citato” dal Sig. Balocco; l’abbiamo insomma pagato di tasca nostra.

Siamo anche gli autori, convinti e assolutamente non pentiti, del libro “Si Tav”, scaricabile dalla rete.

Consigliamo al Sig. Balocco di leggerlo; almeno eviterà di ripetere sulla Nuova Linea Torino Lione, luoghi comuni assolutamente banali, basati su dati falsi, distorti ed inconsistenti, contrabbandati, come il solito, in una sorta di deviata incontinenza assolutista, come “ la verità rivelata”.

Nel libro c’e una “opinione diversa”, supportata da dati e fonti, riguardo a tutti i temi elencati nel suo scritto:

1. sull’utilità dell’opera per il paese e per il nostro sistema economico , accertata e ribadita in continuazione sia cronologicamente – da quasi 20 anni – che “istituzionalmente” – da Italia, Francia, Unione Europea.

2. sui costi reali della Nuova Linea, che sono molto più contenuti di quelli raccontati dai NOTAV e sul bilancio positivo dell’investimento, come accertato da approfondite analisi Costi e Benefici

3. sui “presunti” danni ambientali, inesistenti o ingigantiti dagli “esperti “militanti”, alla faccia della oggettività della scienza, per terrorizzare e procurare allarme

4. sui “posti di lavoro” prodotti per la realizzazione dell’opera e sui vantaggi che crea all’intero sistema economico italiano;

Proprio perché abbiamo sempre partecipato al confronto anche aspro sulla Torino Lione, riterremmo utile, dal Sig. Balocco, qualche slogan in meno e qualche argomento in più.

Ricordiamo che il manifesto non è un fotomontaggio ma una foto “vera”, di repertorio, pubblicata anche su la Stampa il 27 giugno 2012 a commento dell’articolo “ValSusa, bombe carta sul cantiere. Un anno dopo nuova sfida No Tav” .

Il Sig. Balocco scrive, tra le altre cose , che “la contrapposizione di idee fa parte del dialogo che è lecito ed anzi auspicabile che si instauri in ogni democrazia” ; proprio perché riteniamo che il manifesto rappresenti bene il metodo del dialogo così come inteso da una parte (per fortuna minoritaria) del movimento NOTAV, vorremmo capire dal signor Balocco se condivide l’esercizio del “dialogo” ritratto nella foto.

A pensarci bene, il manifesto poteva essere titolato anche in altri modi:

  • “una banda di teppisti mentre lapida un lavoratore di colore”
  • “squallido episodio di razzismo: un gruppetto di violenti, bianchi, ben nutriti e nullafacenti, mentre aggrediscono un extracomunitario che sta lavorando in un cantiere”
  • “ennesima manifestazione NOTAV di democrazia dal basso e di pietre dall’alto”
  • “il glorioso Movimento NOTAV mentre convince con il dialogo un lavoratore del cantiere a passare dalla propria parte

Il sig. Balocco nel suo scritto sostiene che ”ci sono foto che ritraggono anche poliziotti che tirano pietre” e scrive con partecipazione ed orgoglio di “ resistenza No Tav che costringe lo Stato a spendere un sacco di soldi per difendere il cantiere dell’opera inutile”, che “lo sfascio del paese è sicuramente più determinato con la realizzazione delle grandi opere piuttosto che dalla “resistenza delle popolazioni contro di esse di cui la Val Susa ormai è diventata il simbolo.”

In Italia il diritto al dissenso è per fortuna garantito ed è fatto di regole condivise che le nostre istituzioni si sono date, e che vanno osservate in modo rigoroso e senza cedimenti; confondere aggressori (i violenti) e aggrediti (le forze dell’ordine), la resistenza (valore fondativo della nostra costituzione) con il sopruso (l’esercizio della violenza per affermare un’opinione), è una perversione assolutamente pericolosa.

Sicuramente la Val Susa, su questo tema, è ormai diventata un simbolo, secondo noi, assolutamente negativo.

Un ultimo commento; il Sig. Balocco spiega ”la pessima qualità del lavoro offerto dalla Torino Lione” con il colore della pelle del lavoratore; dalla foto non si desume certamente la sua qualifica – conosciamo ottimi ingegneri indiani, geologi nigeriani, architetti iraniani – ma solo la “ributtante” violenza di cui è stato oggetto come lavoratore.

Questo fatto invece non pare meritare per il Sig. Balocco alcun commento o presa di distanza.

27 giugno 2012 Resistenti NOTAV mentre esercitano il  dialogo
27 giugno 2012 Resistenti NOTAV mentre esercitano il dialogo