La pericolosa deriva No Tav

Beppe Fossati – TorinoCronaca

Un silenzio di piombo accompagna un comunicato carico di minacce nei confronti di un parlamentare del Pd, Stefano Esposito, “colpevole” – cito letteralmente il testo del volantino firmato “No Tav No Stato”- di essere «l’istigatore compiaciuto delle torture avvenute il 3 luglio 2011 nei confronti dei quattro manifestanti arrestati nel corso dell’assalto al non-cantiere di Chiomonte, il responsabile morale della criminalizzazione degli anarchici trentini e, in particolare, dell’arresto del nostro compagno Massimo (Passamani), da lui spesso indicato come un capo della rivolta valsusina». Esposito, dipinto come un «carnefice», viene indicato come il «nemico da sconfiggere», o peggio «da abbattere». Quanto basterebbe per sollevare un coro unanime di solidarietà e condanna, almeno dalle forze politiche se non addirittura da chi in Val di Susa, pur dissentendo con forza dal progetto dell’alta velocità, non vuole allinearsi a chi pratica la violenza. E invece, nulla. Tace la politica, tacciono i vertici delle istituzioni e quelli dei partiti. Tacciono i sindaci e le associazioni. E’ come se nulla fosse accaduto, come se quel foglio fosse stato scritto da qualche buontempone in vena di provocazioni poco felici.

Ci pare non sia così, e almeno per due buoni motivi: l’allerta del ministero degli Interni sui possibili rischi personali del parlamentare e la diffusione del documento sui siti più vicini all’area anarchica e anche attraverso “Assemblea permanente”, che pare essere un circuito di informazione dedicato esclusivamente ai militanti dell’area antagonista. Il volantino cade in un momento assai delicato per la questione Tav. Ci sono stati roghi, irruzioni nel cantiere, sassaiole che non possono essere considerate come una normale azione di contestazione al treno. Ma è stato l’arresto di Massimo Passamani, considerato – a torto o a ragione – uno dei capi dell’ala militarista del movimento, a far scattare quella che potrebbe essere una nuova strategia della tensione. La Tav ci ha abituati a tutto: agli insulti dedicati a chi non la ostacola, o peggio la sostiene come un’opera necessaria allo sviluppo del Piemonte, al rito vergognoso degli assalti al cantiere, alle bombe e alle piogge di pietre su poliziotti e operai. Ma l’attacco mirato ai singoli fa tornare alla mente episodi di un passato che tutti vorremmo dimenticare. “No Tav No Stato” assomiglia troppo da vicino a quel “Né con lo Stato né con le brigate rosse” che segnò una deriva pericolosa per il nostro Paese, individuando una fascia grigia che ha consentito il proliferare di assurde violenze. Ma quello che stride con il dibattito politico anche acceso, con le contestazioni democratiche che ci paiono anche giuste e doverose da parte di chi dissente da un progetto e vuole difendere le proprie idee e il proprio territorio, è il silenzio che commenta queste minacce. Minacce che ci auguriamo fini a se stesse e magari solo figlie di una strategia verbale. Non possiamo neppure immaginare che chi abita in Val Susa e che magari ha sfilato pacificamente contro la Tav in quelle lunghe passeggiate, dove famiglie intere partecipavano tenendosi per mano, possa accettare questa deriva. E non si dissoci da una violenza che travalica qualunque confine della legalità.