Filo rosso tra chi devasta la Val Susa e gli attentati

MMO – IlGiornale
«La già radicata presenza degli anarco-insurrezionalisti, a Torino, si è esponenzialmente sviluppata con la vicenda Tav, che ha trasformato questa provincia in un luogo di transito, villeggiatura e azioni per gli anarchici di tutto il Paese.

E uno dei due arrestati per l’attentato al dirigente Ansaldo, Cospito, è per esempio un nome molto noto in questa galassia, con un bel curriculum». Stefano Esposito, parlamentare del Pd e nemico giurato dei No-Tav, ha una sua idea ben precisa sull’humus in cui si sono formati i due anarchici Nicola Gai (suo compaesano) e Alfredo Cospito, finiti in manette per l’attentato al dirigente dell’Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi, gambizzato a maggio scorso.

Secondo lei c’è un filo conduttore tra i No-Tav e l’attentato all’Ad Ansaldo?

«Diciamo che, come la procura di Torino, io a un legame diretto tra la gambizzazione e i No-Tav non ci credo. Però… anche se gli eventi sembrano distinti, non ho difficoltà a dire che l’humus, il brodo di coltura, sono gli stessi per chi ha sparato ad Adinolfi e per chi ha messo a ferro e fuoco la Valle. Perché se l’anarco-insurrezionalismo qui a Torino si è così tanto rafforzato e sviluppato è proprio grazie alla mancanza di un presidio democratico rispetto a quando è accaduto e accade in Val di Susa. E gli obiettivi, intercambiabili, sono quelli delle loro battaglie: contro le armi, contro lo Stato, contro la Tav. Il movimento No-Tav non è più “popolare”. I valligiani, anche quelli critici con l’opera, hanno capito che gli interessi sono altri, che quella non è più la loro protesta. Un segnale importante c’è stato dopo l’operazione del procuratore Caselli che portò all’arresto di Giorgio Rossetto, vera mente militare e leader del centro sociale torinese Askatasuna, quando l’anarchico di Rovereto Massimo Passamani, arrestato anche lui a fine agosto, si è trasferito in Valle armi e bagagli per colmare quel vuoto».

Proprio Caselli ha smentito un collegamento tra Val Susa e Genova.

«Sì, ma se era presente anche lui alla conferenza stampa, magari una ragione c’è. Comunque Caselli sta facendo un ottimo lavoro, è uno dei pochi che ha capito che tipo di evoluzione stava prendendo quel tipo di protesta, ed è riuscito a colpire chirurgicamente i capi militari, smascherando il gioco. Non a caso quel movimento gliel’ha giurata».

Insomma, le manifestazioni violente dei No-Tav e l’attentato di Genova sono fronti diversi di una stessa guerra?

«Un filo comune secondo me ce l’hanno. Una guerra dichiarata contro lo Stato con toni che non definisco terroristici per non valorizzarne il pensiero. Per me sono a metà tra mafiosi e fascisti, e di mafiosi e fascisti utilizzano anche i metodi, spesso intimidatori. Ecco, qui c’è un concentrato di quel mondo lì, quella galassia anarcoinsurrezionalista che sta dentro e fuori le carceri, e che ha trovato la sua saldatura e il suo luogo d’incontro sulla vicenda Tav. Che poi questi due fermati abbiano o non abbiano frequentato la Val di Susa è irrilevante, perché la matrice culturale è senza dubbio la stessa».