Quel che Puppato non sa del movimento NO TAV

La Valle di Susa e il movimento No Tav come ‘nuova coscienza politica’, luoghi dove sarebbe maturata una ‘intelligenza delle cose’ che il Pd deve valorizzare per costruire un Paese ‘dolce ed equilibrato’? Alla luce di queste dichiarazioni, credo utile dare a Laura Puppato qualche informazione in più su quanto sta accadendo intorno al cantiere della Tav.

Nel luglio del 2011 un massiccio attacco al cantiere causò più di trecento feriti tra le forze dell’ordine e da allora non sono mai cessate le azioni teppistiche (condotte con bombe carta, biglie di ferro e pietre), poste in essere da frange del mondo antagonista e anarco-insurrezionalista, che hanno eletto la Valle di Susa e il sito di Chiomonte a ‘palestra’ dove esercitarsi nella loro missione sovversiva e delinquenziale. Gli imprenditori valsusini favorevoli alla Tav sono oggetto di intimidazioni attraverso metodi propri della criminalità organizzata, con tanto di liste di proscrizione, occupazione di sedi aziendali, mezzi dati alle fiamme, minacce a familiari e collaboratori. Contro il Procuratore Gian Carlo Caselli, accusato di voler ‘criminalizzare’ il movimento, è stata lanciata una campagna di delegittimazione e in più occasioni si è tentato di non farlo parlare in pubblico. Cinquanta e più persone sono state rinviate a giudizio per aver partecipato ai fatti violenti avvenuti in Valle di Susa e tra gli arrestati vi sono il capo dell’anarco-insurrezionalismo italiano Massimo Passamani (accusato del reato di sovversione) e l’ex terrorista BR Maurizio Paolo Ferrari che nelle aule del Tribunale di Torino ha rinunciato alla difesa e letto un proclama in cui afferma “Vogliamo attaccare lo stato e la società…consideriamo l’apparato giudiziario un teatrino…”.

I comitati No Tav, e anche alcuni amministratori del Pd, anziché prendere le distanze dai più violenti, hanno preferito utilizzare linguaggi chiaramente paraguerriglieri, arrivando ad accusare lo Stato di ‘militarizzazione’ della Valle e inneggiando ad una fantomatica “Libera Repubblica della Maddalena” quasi fosse una zona-santuario al di fuori delle leggi nazionali. Come ha ricordato Pier Luigi Bersani “una parte di coloro che contestano la Torino-Lione non si oppone solo alla realizzazione di un’importante infrastruttura, ma non riconosce il processo democratico attraverso cui si è giunti alla decisione” (www.tavsi.it).

Stiamo parlando, infatti, di un’infrastruttura che fa parte degli impegni internazionali presi dall’Italia, è considerata strategica dal Governo italiano e francese ed è stata oggetto di mozioni parlamentari approvate all’unanimità. Tutti i ricorsi presentati da Comunità montana e comitati vari sono stati respinti dal Tar, pertanto non esiste alcun profilo di illegittimità intorno a quest’opera.

Alla luce di queste considerazioni mi metto a disposizione di Laura Puppato per aiutarla a comprendere meglio che cosa è il progetto della Torino-Lione, in quanto chi aspira a diventare la candidata Premier per il centrosinistra deve conoscere a fondo il merito di un progetto che ha il suo partito da sempre considera fondamentale e prioritario. Perché la Torino-Lione non è solo una linea ferroviaria, ma, così credo, un paradigma che rilancia la vera differenza tra progressisti e conservatori; tra chi pensa che il nostro Paese, debba investire sul futuro e produrre ricchezza in modo ambientalmente sostenibile; e chi risponde alle sfide globali con il rancore e la miopia del localismo, teorizza il declino economico e propone la decrescita. Dunque, parliamo di trasporti, di logistica, di Tav: il riformismo passa anche da qui.