Riprende la protesta No Tav In tre anni 500 indagati

Massimo Numa – LaStampa

Alla vigilia di una nuova manifestazione No Tav, per «celebrare» il ritorno dell’attivista Luca Abbà nell’area del cantiere (dove era salito volontariamente su un traliccio pericoloso dal quale era poi caduto ferendosi gravemente), è tempo di bilanci, anche sul fronte giudiziario, dopo tre anni di contrasto violento tra una frangia del movimento e le forze dell’ordine.

I pm della procura sono sottoposti da mesi a un pressing sempre più intenso, per il numero di procedimenti in corso e per i processi già avviati; i dati sul numero dei fascicoli già aperti e sul numero di persone indagate e arrestate, in relazione agli incidenti avvenuti dal 2009 a oggi, parlano di una escalation del clima di violenza in Val Susa.

Le cifre
«Sono numeri imponenti, testimoniano l’eccezionale sforzo di indagine dell’Ufficio, con alcuni processi che sono iniziati in dibattimento o lo saranno presto», spiegano in procura. I pm, con l’avvio dei processi, saranno tra l’altro impegnati nelle udienze, mentre sono già in arrivo nuove segnalazioni.

Numeri che dovrebbero, da soli, richiamare tutti a un nuovo senso di responsabilità. E dovrebbe essere chiaro un concetto già precisato nei giorni successivi agli arresti del 26 gennaio, cioè che l’azione della procura è stata ed è quella di perseguire esclusivamente i singoli reati commessi dalle singole persone, nel contesto delle azioni di contrasto contro il progetto della linea Torino-Lione, avvenute in tempi diversi e con una continuità che non accenna a rientrare nemmeno nel 2012.

L’appello
Dunque, nonostante i numeri ingenti, a proposito di indagati e di fascicoli, non è il movimento No Tav a essere perseguito ma chi si pone contro il cantiere con atti «contra legem», posto che il cantiere, osservano in procura, è di per sé del tutto legittimo in quanto i relativi lavori sono stati deliberati dalle competenti autorità europee e nazionali. Dai magistrati sale un richiamo a rientrare nella legalità. «Sarebbe ottima cosa che ci fosse, tra i portavoce e i sostenitori del movimento, a questo punto, una riflessione più profonda, forse meno dettata dalle contingenze del momento sulle responsabilità che si assumono nel promuovere manifestazioni come quelle dell’estate 2011, spessissimo degenerate in continui scontri», dicono. È un invito alla moderazione, a fissare paletti , in sostanza al rifiuto non ambiguo ma chiaro e preciso della violenza come sistema di lotta.

Le violenze
I No Tav contestano alla procura di Torino di volere processare il movimento, attraverso l’incriminazione di centinaia di attivisti. Accuse infondate, osservano in procura. «Anche ammesso che i cosiddetti No Tav abbiano buone ragioni e propongano buone analisi sulla situazione dei trasporti ferroviari, sulle prospettive economiche e sull’impatto ambientale, non c’è dubbio che le violenze accadute negli ultimi mesi attorno alle reti del cantiere, debbono essere collocate su di un versante del tutto diverso e incompatibile, dal quale ci si dovrebbe dissociare nettamente, se non si vuole che le proprie ragioni siano squalificate». Gli episodi oggetto delle inchieste sono stati contestati in base a elementi di prova, filmati, foto, testimonianze. Chi tira le pietre o pone in essere condotte illegali, avvia di fatto l’azione penale. Non c’è nulla di personale o di politico, nè una valutazione sulle idee degli oppositori. Ma quel cantiere ha pieno diritto, in relazione al quadro amministrativo, alle decisioni assunte a tutti i livelli, parlamentari ed europei a continuare i lavori. «Prendere atto che questa, alla fine, è la democrazia…nel senso che le forme di dissenso devono restare nell’alveo della legalità», dicono in Procura. Altro non c’è, anche se il contesto in cui si muove l’opposizione al Tav in Val Susa, è chiaramente molto complessa, con la politica rimasta colpevolmente estranea per anni, a guardare l’evolversi del conflitto. Alla fine forze dell’ordine e magistratura si sono ritrovate a vedersi delegate, in questa vicenda, a un ruolo oneroso sotto ogni profilo.

I rischi
C’è il timore che la deriva violenta del movimento possa degenerare in episodi ancora più gravi. «Ci sono stati alcuni fatti, come l’attacco alle aziende coinvolte nei lavori che preoccupano. Dobbiamo vigilare tutti perchè non si vada oltre la preoccupazione, fermo restando il contrasto della situazione descritta dalle carte giudiziarie», concludono.