Primarie, il primo scontro è sulla riforma del lavoro

Maurizio Tropeano – LaStampa

Primarie, si parte, e non solo perchè le macchine elettorali dei tre candidati del centrosinistra iniziano a scaldare i motori. Si parte e ci si scontra sui contenuti, e a Torino il confronto è sul lavoro. «C’è Di Pietro a Torino per la raccolta firme sui referendum sull’articolo 18? Io credo che il centrosinistra non possa più giocare. Non abbiamo bisogno dell’armata Brancaleone. Non dobbiamo spaventare l’Italia. Come possiamo dimenticare quello che hanno fatto Turigliatto e anche Vendola?», parola di Andrea Ballaré, sindaco di Novara, uno dei pilastri dei renziani in Piemonte.

Che c’entra Vendola? Ieri gli uomini di Sel erano in piazza Castello con i sindacalisti della Fiom e Di Pietro per promuovere la consultazione popolare. Difficile trovare punti di convergenza programmatica tra il sindaco di Firenze e il presidente della Puglia. E se in fondo questa non è una novità allora a scatenare la polemica ci pensa il deputato Pd, Stefano Esposito: «I sostenitori di Renzi fanno a gara nel celebrare il ministro Fornero e le sue politiche. Chi sostiene Bersani, invece, ritiene che il ministro e le sue politiche vadano cambiate».

L’affondo di Esposito su Facebook è legato ad alcune delle tesi dei liberal del Pd. L’altro ieri, infatti, Morando e Tonini, presentando il loro libro («L’Italia dei democratici») non solo hanno difeso il governo dei tecnici ma anche spiegato che «La sinistra non è la difesa di modelli di eguaglianza pensati negli anni 70, serve una nuova generazione di diritti per una nuova generazione di lavoratori».

Poco importa che al seminario del gruppo consiliare del Pd che si è svolto ieri a Bard il ministro del Lavoro abbia precisato: «Non sto con Renzi». La polemica è partita: «l’apparato ex Ds si sta mobilitando», spiegano i renziani. Morando, infatti, è uno dei pochi dirigenti dirigenti nazionali ad essersi schierati con Renzi. A Torino l’80 per cento dei dirigenti, circoli, compresi, sta con Bersani. E infatti ieri mattina alla presentazione dei primi cento comitati renziani c’erano poco Palazzo e tanti outsider. I consiglieri regionali Davide Gariglio e Stefano Lepri seduti in prima fila hanno raccolto 130 firme di area cattolica. Con loro la consigliera comunale Domenica Genisio e la capogruppo in provincia, Silvia Fregolent. E poi i sindaci (da None a Nichelino). Ma a farla da padrona sono stati persone come Gloria Benincasa, animatrice del comitato Torino Liberale per Renzi che per l’emozione è anche caduta dal palco: «Siamo un gruppo di amici che non hanno mai fatto politica». Geamina Toma, «nuova cittadina di Torino» affascinata dalle «idee di Renzi sul rapporto e sul ruolo degli stranieri». E poi c’è un avvocato come Claudio Bergali, un passato remoto nella Margherita: «Qui ho visto tanta gente che vive del proprio lavoro e non di politica». O il consigliere di San Salvario, Guido Alessandro Gozzi che sta conducendo una battaglia «quasi solitaria» sulla ruota panoramica.

E martedì c’è il debutto del comitato Vendola di Torino che viaggia parallelo a Sel e che annuncia una campagna elettorale che sarà condotta all’80 per cento sul web e con mini-eventi nei quartieri.