NEGANO LA MESSA AI LAVORATORI. CHE CRISTO FOSSE UN NO TAV?

Immagino che il prossimo passo consisterà nel dire che anche Gesù era un No Tav.

È difficile trovare parole adeguate per commentare l’inspiegabile e sconcertante rifiuto nel giorno di Santa Barbara di celebrare una messa insieme ai lavoratori di Chiomonte. Celebrare messa, non benedire una galleria o un cantiere. Non molti anni fa i preti più progressisti e vicini al popolo ci spiegavano che il Signore andava celebrato fuori delle mura delle chiese, tra le persone e nei luoghi di vita e lavoro. I preti operai le messe le tenevano nelle fabbriche e nei cantieri. Ma chi lavora per la Tav, evidentemente, è un indegno. Nessun problema, invece, quando le messe si celebrano nei cantieri Sitaf e si benediscono quelle gallerie, assolutamente rispettose dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Delle due l’una: o la chiesa locale è ostaggio del clima di intolleranza e intimidazione che regna in Valle di Susa, oppure vi sono esponenti del clero che hanno scelto di benedire solo coloro che si oppongono all’opera, tollerando anche lo sventolare di bandiere No Tav davanti all’altare.

In Valle di Susa siamo arrivati al punto che anche la fede religiosa e i suoi simboli più sacri vengono strumentalizzati in una lotta ideologica che ha perso il contatto con la realtà dei fatti, tanto che si è arrivati ad innalzare piloni votivi e a pregare contro la galleria di un treno.

Mi auguro che l’Arcivescovo Nosiglia, in quanto Presidente della Conferenza piemontese dei Vescovi, possa intervenire per trovare un rimedio a un diniego che ferisce profondamente i lavoratori e che dovrebbe indignare tutti i credenti. Quelli che credono in Cristo, non nel Verbo No Tav depositario della Verità e della Luce.