Primarie, le vogliono tutti anche per il Parlamento

SARA STRIPPOLI – Repubblica

EVVIVA le primarie. Dopo la passione ritrovata dei 150 mila che in Piemonte sono andati alle urne per scegliere il candidato premier del centrosinistra, il giorno che segue il brindisi per la vittoria di Pier Luigi Bersani, si torna a riaprire la discussione sulla possibilità di ripartire con la competizione anche per l’elezione diretta dei parlamentari. Una proposta lanciata nella nostra regione già nel 2011 dall’onorevole Stefano Esposito, che adesso sembra convincere tutti. O quasi. E anche il Pdl piemontese guidato da Enzo Ghigo non è contrario. Solo la Lega si smarca nettamente. «Noi le primarie le facciamo già, senza farle diventare un momento formale. Chi va in Parlamento lo decidono i militanti del Carroccio da sempre», dice con tono ironico il capogruppo regionale Mario Carossa. Stefano Esposito non ha atteso a lungo per rilanciare il progetto e già ieri su facebook, commentando i risultati delle primarie Bersani-Renzi, ha ribadito che ora è tempo di fare pressing perché si parta in fretta con le primarie dei parlamentari: «Onorevoli e senatori non sono di serie B», dice.

Condizione indispensabile, ribadiscono tutti, è ovviamente quella che non si riesca a liberarsi del vecchio, e molto odiato, Porcellum. Tutti o quasi auspicano che un nuovo sistema elettorale ripristini le preferenze, ma se l’obiettivo non fosse raggiungibile allora non resterebbe altra strada se non quella delle primarie. Sull’argomento si discuterà senza dubbio nella prossima segreteria regionale, promette il segretario regionale Gianfranco Morgando. Oltre alla consueta analisi del voto, l’assemblea avrà quindi il compito di prendere di petto la questione sulla quale giace finora senza risposta un ordine del giorno presentato a suo tempo da Esposito. Solo la segretaria Paola Bragantini al momento non vuole pronunciarsi. «Adesso festeggiamo il voto. Ci sarà modo e tempo per parlarne», dice optando per una dichiarazione piuttosto sibillina.

Con questa premessa, il tema

tuttavia è come affrontare il rito delle primarie. Con quali regole. E anche la questione dei tempi non è indifferente: se si vota a marzo non è che ci sia troppo

margine per cincischiare. Un argomento non proprio indifferente, come sottolinea l’onorevole Giorgio Merlo: «La domanda è “chi vota”? Il meccanismo è

tutto da definire, se non vogliamo parlare in via puramente teorica». Morgando approva la scelta e spiega la sua idea, un sistema misto con una quota minoritaria

riservata a persone di rilievo della società civile che volessero impegnarsi, ma non sarebbero pronti a confrontarsi con un’elezione, e una maggioritaria eletta dai territori. Primarie fra gli elettori di partito, dice Morgando. Ed è qui che le idee paiono ancora confuse. Davide Gariglio, e con lui tutti i renziani piemontesi che venerdì si riuniranno per un’iniziativa postelettorale, sono dell’idea che le primarie per eleggere i parlamentari siano un passo inevitabile in assenza di preferenze. Gariglio però parla di poter utilizzare l’albo degli elettori ed aprirlo a nuovi iscritti, una strada che coinvolgerebbe tutti gli elettori del centrosinistra. Un’apertura che altri contestano. Per esempio il vicepresidente Roberto Placido, il quale pensa piuttosto

a primarie all’interno del partito. «Non fra gli iscritti, sia chiaro, ma fra gli elettori». Ancora diversa l’ipotesi di Sel come la racconta il consigliere comunale Marco Grimaldi: «Si potrebbe pensare a primarie di Pd e Sel insieme». Grimaldi tuttavia teme che il dibattito possa essere un segnale di rinuncia a cambiare il Porcellum: «L’obiettivo deve restare assolutamente questo». Nel centrodestra Progett’Azione è favorevole e Gianluca Vignale spiega: «Dovrebbero essere primarie normate per legge. Con la costituzione di un ufficio elettorale super partes che stabilisca le regole». Vignale pensa ad una registrazione obbligatoria, che possa consentire una verifica. Per il Pdl Enzo Ghigo prima polemizza con Progett’Azione: «Non so proprio come facciano ad esprimersi su un tema come questo considerato che non sono un partito». Poi chiarisce la posizione del Popolo della libertà: «Nulla in contrario. Prima però vediamo con quale sistema andiamo a votare».