Esposito e Saitta: se il governatore si candida dimissioni in massa

Alessandro Mondo – LaStampa

Nervi tesi nel Pd, movimentato da una “querelle” inedita. Tema: come affondare Roberto Cota senza tirarla per le lunghe.

A dare fuoco alle polveri ci ha pensato Stefano Esposito, subito seguito dal presidente della Provincia Antonio Saitta,. È l’ora di sferrare il colpo di grazia, dice. Come? Sgomberando i banchi dell’opposizione in Consiglio regionale. Basta battibeccare sul bilancio, sulla riforma sanitaria e sulle inchieste giudiziarie: minoranza, possibilmente al completo, sull’Aventino. A maggior ragione, in un momento nel quale nuvoloni di ogni tipo si addensano sul governatore e le sue truppe, argomenta Esposito: i conti in rosso, le inchieste della Finanza sulle spese dei gruppi consiliari e quella della magistratura sulla validità delle elezioni regionali del 2010. «Il fatto stesso che Cota si candidi, con una nutrita pattuglia di assessori e con il presidente del Consiglio regionale Cattaneo, arruolato da Fratelli d’Italia, dimostra che sono allo sbando rincara il deputato Pd -. Candidatura di servizio, quella del governatore? Lo dice lui». Linea condivisa da Antonio Saitta, insofferente verso «la ritualità istituzionali in Aula». «Il proposito di Esposito non mi scandalizza – interviene il presidente della Provincia, che da qualche tempo ha indossato l’elmetto -. Cota e i suoi sono naufraghi, dopo il voto diventeranno minoranza. Almeno rilanciamo le iniziative sul territorio».

Quanto è bastato per far saltare la mosca al naso di Aldo Reschigna, capogruppo in Regione, e del segretario regionale Morgando: uniti nel sostenere che un conto era il Lazio, con una parte della stessa maggioranza pronta a gettare la spugna, altra cosa il Piemonte. «L’unico effetto sarebbe compattare Lega e Pdl – replica Reschigna -. Ci battiamo da tempo per far saltare la maggioranza, puntando su temi concreti». «Così sarà la maggioranza a logorare noi – replica Esposito -. Le dimissioni in massa saboterebbero l’attività legislativa e inchioderebbero Cota e i suoi alle loro responsabilità. Altrimenti diamo l’idea che siamo noi quelli attaccati alla poltrona». Il dibattito è aperto.