Il rinvio della Tares svuoterà le casse delle aziende rifiuti

Andrea Rossi – LaStampa

Chissà, forse i senatori – già in clima da campagna elettorale – pensavano di fare un favore ai cittadini tartassati da una raffica di tasse. Così hanno approvato un emendamento alla norma che introduce la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che ingloberà la Tarsu: la prima rata si pagherà a luglio anziché aprile. L’hanno fatto senza rendersi conto di due implicazioni: i contribuenti si troveranno a pagare il nuovo balzello – che, va da sé, sarà più salato della vecchia tassa rifiuti, perché lo Stato se ne prenderà una quota – quasi in contemporanea con l’Imu, l’imposta sugli immobili; e i Comuni dovranno restare a galla fino a estate inoltrata prima che le loro casse si riempiano.

La protesta Negli ultimi giorni è montata la protesta dei sindaci: l’Anci, l’associazione dei comuni (che pure non è esente da colpe), ha chiesto al governo di riportare ad aprile la scadenza della prima rata; Assoambiente, l’associazione che in Confindustria rappresenta le aziende nel settore della gestione dei rifiuti, ha fatto altrettanto. E martedì, in commissione Ambiente alla Camera, il deputato torinese del Pd Stefano Esposito ha presentato un ordine del giorno chiedendo al premier Monti un decreto d’urgenza.

«Se la situazione non cambia i Comuni rischiano di avere enormi problemi di liquidità», spiega Esposito, «perché dovrebbero anticipare alle aziende i fondi per l’erogazione del servizio di raccolta dei rifiuti. Né è pensabile che le aziende possano anticipare queste somme visto che già il settore è in forte sofferenza».

L’ordine del giorno è stato approvato, ma non è detto che l’esecutivo intervenga. Se non lo farà, la situazione per comuni e aziende rischia di farsi pesante. «La tassa rifiuti serve per onorare i contratti con le imprese addette alla raccolta rifiuti», spiega Silvana Accossato, sindaco di Collegno. «Così effettuare i pagamenti con regolarità sarà un problema». Collegno fa parte del consorzio Cidiu, che abbraccia 17 comuni dell’area Ovest: «Stavamo già lavorando per spostare da maggio a inizio anno la prima rata della vecchia imposta, così da fare coincidere le entrate con le fatture che paghiamo alle ditte».

Pagamenti a rischio Così, invece, il guaio che potrebbe prodursi è molto semplice: i Comuni, con le casse vuote, ritarderanno i pagamenti alle imprese, e queste dovranno ricorrere a prestiti bancari per poter erogare il servizio e avranno difficoltà a pagare i dipendenti. «In cassa abbiamo qualche giacenza da utilizzare, ma questo è un altro regalo del governo Monti, un’altra occasione in cui dobbiamo fare gli esattori per conto dello Stato senza che i servizi migliorino», lamenta il primo cittadino di Nichelino Giuseppe Catizone.

Non è finita. Oltre ai Comuni, patiranno enormi disagi anche cittadini e soprattutto imprese. Queste ultime – per il meccanismo in base a cui verrà calcolata la Tares, denuncia Esposito «pagheranno anche il 30 per cento in più rispetto a ora. E questo in un momento di grave crisi, in cui molte attività rischiano di chiudere». L’appello al governo è partito. Tutto sta a capire se verrà raccolto.