La politica nelle banche. Il Pd contro il suo sindaco

Andrea Rossi – LaStampa

Nel tour elettorale in Piemonte, ieri, Pier Luigi Bersani ha scansato ogni argomento che non fosse l’emergenza lavoro. E perciò non ha commentato una delle vicende che agitano i democratici in Piemonte, ben più del tentativo di rimonta del centrodestra: la polemica sul sindaco di Asti Fabrizio Brignolo, appena entrato nel consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio.

Sono giorni delicati nei rapporti tra politica e banche. Accade ad Asti, ma vale per tutti. Soprattutto per il Pd piemontese e il suo segretario regionale, il solitamente pacifico Gianfranco Morgando che sta metaforicamente battendo i pugni sul tavolo. Perché? Perché Brignolo si rifiuta di dimettersi. Quale migliore, o peggiore fate voi, esempio di commistione tra politica e banche?

Una grana, dunque, scoppiata nel pieno dello scandalo Monte dei Paschi e a poche settimane dal voto. Ora, tenuto conto che sul tema il Pd è quantomeno sensibile (l’ex-sindaco Chiamparino che siede sulla poltrona di presidente della Compagnia di San Paolo è l’esempio più eclatante) e che, manco a farlo apposta, il problema sarà al centro del prossimo Consiglio di indirizzo della Fo n d a z i o n e Crt, a seguire l’affaire Brignolo-Cr Asti non sono soltanto gli astigiani. Il bubbone è scoppiato anche a Torino, dove Stefano Esposito, deputato uscente e candidato al Senato, minaccia di chiamare in causa il comitato nazionale dei garanti per chiedere provvedimenti contro il sindaco: «Ritengo la sua posizione inaccettabile, gravemente lesiva dell’immagine di tutto il Pd e chiedo a Morgando di assumere tutte le iniziative necessarie a separare la posizione del partito da quella di Brignolo». A dargli manforte c’è gran parte dei democratici, a cominciare dal braccio destro di Morgando, Stefano Lo Russo, un tempo coordinatore regionale del partito prima di diventare capogruppo a Torino.

Morgando non vuole che il partito venga danneggiato in un momento così delicato dalla «testardaggine» di

Brignolo. Ecco perché – con la benedizione dei vertici nazionali – la prossima settimana andrà ad Asti per tentare l’ultima mossa. Il sindaco è intenzionato a resistere, il partito pronto a scomodare il codice etico. L’impressione, però, è che prima del voto nessun provvedimento verrà adottato.

Che il tema politica-fondazioni sia caldissimo lo dimostra la decisione della Fondazione Crt, guidata dalla nuova coppia Marocco-Lapucci, di anticipare l’adozione delle linee guida dettate dall’Acri.

Il cronoprogramma ipotizzato a suo tempo da via XX Settembre di iniziare a primavera inoltrata la procedura per recepire nel proprio Statuto la Carta delle Fondazioni è andata a farsi benedire nel momento stesso in cui sono state indette le elezioni per fine febbraio. Un evento che avrà il pregio, o il difetto, fate voi, d’intasare la realtà di reduci di Camera e Senato, molti dei quali, c’è da giurarci, vogliosi di rifarsi in qualche modo. E quale sistemazione migliore di una poltrona in una prestigiosa istituzione qual è una Fondazione ex-bancaria?

Ecco quindi la necessità di chiudere la porta della stalla «prima» che i buoi arrivino. Lunedì, all’ordine del giorno del Consiglio d’indirizzo, c’è l’adozione del principio secondo il quale per essere nominato in Fondazione deve trascorrere almeno un anno dal momento in cui il candidato ha lasciato la politica. Un principio che avrà come prima conseguenza quella di affondare le ambizioni di Enzo Ghigo, l’ex-governatore della Regione, coordinatore uscente del Pdl piemontese e senatore non più candidato, che ambiva a una vicepresidenza di Fondazione Crt. «Il principio dell’anno sabbatico per l’ex-politico è sacrosanto è il commento che si coglie in via XX Settembre – ma quanta demagogia, la Fondazione Crt controlla appena il 2,5% di Unicredit…».