Il Pd all’attacco di Cota si spacca sulla strategia

Martedì nero in Regione. In poco più di un’ora un pezzo da novanta della giunta guidata da Roberto Cota – Massimo Giordano, assessore alle Attività produttive – ha rassegnato le dimissioni ed è tornato in sella per volere del governatore, che le ha respinte.

L’inchiesta
È la sintesi di una giornata cominciata con le perquisizioni delle Fiamme Gialle disposte dalla Procura di Novara negli uffici di piazza Castello, sede della giunta, nell’abitazione dello stesso Giordano e e in quella di Giuseppe Cortese, per lungo tempo capo della segreteria del presidente Roberto Cota e da alcuni mesi rappresentante della Regione nella cabina di regia dell’Expo 2015. L’assessore è indagato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio insieme a una decina di persone. Nel mirino degli inquirenti, i finanziamenti per il giornale «Il Nord Ovest» e i fondi pubblici per un albergo di Orta San Giulio. Un vero terremoto, con epicentro a Novara e a pochi giorni dal voto, che spinge la Lega a fare quadrato, sconcerta gli alleati, galvanizza e al tempo stesso divide l’opposizione.

Mozione di sfiducia
Martedì il gruppo regionale del Pd chiederà le comunicazioni di Cota sulla vicenda: l’anticamera a una mozione di sfiducia data per scontata. Ieri Gianfranco Morgando e Aldo Reschigna, segretario regionale e capogruppo dei democratici, hanno accantonato la polemica sulla sanità per caricare il governatore, la giunta e una maggioranza bollata come «inadeguata e irresponsabile: «Le dimissioni di Giordano (ndr: poi respinte) certificano che sono arrivati al capolinea, prima Cota lascerà e prima eviterà al Piemonte l’agonia della Lombardia. Dalla prossima settimana riprenderemo la nostra azione, dentro e fuori il Consiglio, perchè si dimetta». Erano presenti Mercedes Bresso e Nino Boeti. Di salire sull’Aventino o di imballare i lavori dell’Aula ricorrendo all’ostruzionismo non se ne parla: «Non è così che si risolvono i problemi». Il Pd punta ad accerchiare Cota e la sua maggioranza, logorandoli in Aula e facendo il vuoto intorno a loro attraverso un confronto serrato con i sindacati e le categorie produttive.

I «guastatori»
Mentre per il deputato Stefano Esposito, fautore di una linea forse meno «responsabile» ma più barricadera, «a questo punto l’ostruzionismo sarebbe il minimo sindacale»: «Se poi il Pd vuole delegare l’opposizione alla magistratura, facciano pure. Io resto per il primato della politica». Parole taglienti, già dette nel recente passato e all’epoca condivise da Antonio Saitta: questa volta da Palazzo Cisterna ci si limita a un laconico «no comment». La novità è la richiesta del consigliere Mauro Laus: «L’ostruzionismo è il solo strumento che ci rimane per dare la spallata a Cota». Ieri ha invitato i colleghi a predisporre 900 emendamenti «per interrompere l’esperienza di questo governo prima che sia troppo tardi».

Minoranza in pressing
Chiedono le dimissioni del governatore l’Italia dei valori (Buquicchio), Sel (Cerutti, Lavagno), Rifondazione (Petrini). E naturalmente i grillini (Bono). Lo sdegno per l’inchiesta è superato solo dalla riconferma delle deleghe all’assessore. «Se domenica Cota perde, subito elezioni in Piemonte», ammoniscono i Radicali (Viale). La campagna elettorale ci mette del suo. Non è un caso se sul «caso Giordano» si esercitano anche Paolo Ferrero e Antonio Pappalardo, candidati per Rivoluzione civile di Ingroia.

Lega in trincea
La Lega serra i ranghi. «Piena stima a Giordano – dichiara Mario Carossa, capogruppo -. Prendiamo atto delle dichiarazioni del procuratore di Novara, rimane qualche perplessità sulla tempistica degli avvenimenti».

L’imbarazzo degli alleati
Un rimando nemmeno troppo sottile alla «giustizia ad orologeria» che questa volta il Pdl non riprende. «Siamo certi che la magistratura, dopo le elezioni, accerterà l’estraneità di Giordano e la correttezza del suo operato – interviene Enrico Costa, neo-coordinatore regionale -. Bene ha fatto Cota a respingerne le dimissioni. Sarebbe salutare, soprattutto per la sinistra, un bel bagno di garantismo». Tra gli «azzurri» resta l’imbarazzo, oltre che la preoccupazione, per una tegola imprevista. Sentimenti condensati nel comunicato-bonsai diramato dal capogruppo Luca Pedrale: «Fermo restando che siamo per la trasparenza e il buongoverno, ribadiamo la fiducia nella magistratura». Concetto condiviso da Agostino Ghiglia, Fratelli d’Italia. Il che non gli impedisce di precisare come «la composizione delle nostre liste è stata vagliata da un comitato etico: detto questo, siamo sempre stati e resteremo garantisti. Fino a prova contraria».