Lettera a Don Luigi Ciotti e Michele Emiliano

Alla cortese attenzione di
Don Luigi CIOTTI
Michele EMILIANO

Ho letto con attenzione e rispetto il vostro appello con cui proponete l’apertura di un tavolo pubblico di confronto sulla nuova linea ferroviaria Torino-Lione, invitando a riaprire un dialogo con gli amministratori locali. Richieste assolutamente legittime, ma che mi paiono contraddistinte da alcune ‘amnesie’ alle quali vorrei contribuire a porre rimedio.

1) Nel vostro appello manca qualsiasi riferimento all’Osservatorio tecnico sulla Tav e al lavoro svolto in questi sette lunghi anni. L’Osservatorio era, ed è, il luogo in cui confrontarsi e dialogare. Un luogo istituzionale, nato per valutare le richieste delle comunità locali rispetto al tracciato della linea e all’impatto sulla Valle. Un luogo che ha dato i suoi concreti risultati. Il progetto definitivo della TAV è completamente diverso da quello iniziale del 2001. Nel vostro appello manca qualsiasi riferimento alle modifiche del progetto, del tracciato, della cantierizzazione. Se non vi fosse mai stato dialogo e confronto, come si sarebbe giunti a tutto questo? Perché omettere completamente il lavoro svolto in questi anni? Perché parlare genericamente di ‘amministratori locali’ e non ricordare che solo alcuni (pochissimi) hanno scelto di non partecipare ai tavoli dell’Osservatorio, e , quindi di non dialogare?

2) ‘Dialogo’ è una parola molto bella, suona bene. Dovrebbe, però, essere sempre accompagnata dall’indicazione dell’oggetto su cui dialogare. E dovrebbe anche essere accompagnata da un’attitudine mentale molto precisa, che è la disponibilità a fare reciproche concessioni per raggiungere un risultato condiviso. Altrimenti non di dialogo si tratta, ma di altro. Dobbiamo dialogare sul ‘come’ fare l’opera o sul ‘se’ farla? Il tempo del ‘se’ si è esaurito da molto. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è un’imposizione, ma una decisione che è stata presa nel corso degli anni da Unione europea, Parlamento italiano, Regione Piemonte, Provincia di Torino, ecc. Vogliamo dialogare sul ‘come’ farla? Benissimo. Partendo dal lavoro dell’Osservatorio e riconoscendo tutto ciò che è stato fatto in questi anni sotto il profilo dell’impatto ambientale. La TAV sarà nella storia d’Italia l’infrastruttura caratterizzata dal più severo processo di verifica ambientale e di coinvolgimento territoriale. Per nessuna altra opera è mai avvenuta una cosa simile. A meno che non si voglia sostenere che i vari passaggi istituzionali e la duplice Valutazione di impatto ambientale sul progetto preliminare e poi su quello definitivo non abbiano valore alcuno.

3) Gli amministratori locali con i quali invitate a riaprire il dialogo, nel corso degli anni hanno sostenuto l’illegittimità e l’illegalità della TAV. Eppure tutti i ricorsi fatti dalla Comunità montana, dai Comuni come dai vari comitati (più di 60) hanno sempre avuto esito negativo. Se si vuol dialogare bisogna riconoscere che la TAV è un’opera legittima e democraticamente decisa.

4) Chi vi scrive, insieme a Sergio Chiamparino, dopo i fatti di Venaus, fu tra i sostenitori dell’opportunità di una consultazione pubblica sulla Torino-Lione. A parte gli aspetti strettamente tecnico-giuridici su una consultazione di questo tipo, la proposta si arenò sul problema di chi avrebbe dovuto votare: tutti gli abitanti delle città interessate dal passaggio dell’infrastruttura (da Chiomonte a Settimo Torinese passando per Torino) secondo noi; la sola Valle di Susa secondo i No Tav. E’ evidente la contrapposizione tra due nette visioni: la prima che guarda all’interesse pubblico generale (quello a cui voi fate riferimento nella vostra lettera), la seconda che prende in considerazione solo gli interessi localistici. Dimenticando, peraltro, un precedente interessante: i cantoni Svizzeri interessati dalla nuova galleria di base del Lötschberg erano contrari e hanno votato no in diversi referendum, ma alla fine hanno accettato che l’opera venisse realizzata perché quella era la volontà dello Stato.

5) la Tav non è un’opera che distruggerà la Valle. Intanto, perché verrà realizzata quasi integralmente in galleria profonda, quindi, una volta terminata la Valle di Susa non avrà subito alcuna modifica rispetto all’assetto attuale, e lo smarino sarà trasportato su nastri e treni per garantire il minimo inquinamento. L’impatto sarà quindi assai inferiore a quello dell’autostrada attuale. Il progetto definitivo, inoltre, riduce al minimo i disagi che i cantieri causeranno alla popolazione delle zone interessate. L’investimento per la realizzazione della TAV in dodici anni produrrà un aumento del Pil di un punto percentuale e l’impiego di 4.000 lavoratori per l’intera durata della realizzazione dell’opera. Quando la nuova linea ferroviaria entrerà a regime rappresenterà uno straordinario vantaggio per il sistema industriale e consentirà l’abbattimento dei costi di trasporto e di logistica, oggi superiori del 30% rispetto ad altre aree europee. Il ‘dialogo’ da voi invocato vuole tenere conto di questi aspetti e confrontarsi nel merito, oppure si preferisce continuare a dipingere la TAV come a una sorta di ‘mostro’ ed ignorare i drammatici problemi occupazionali e di desertificazione industriale della Valle di Susa? Inoltre, permettetemi una domanda: come mai a pochi chilometri di distanza dal cantiere della Torino-Lione si sta realizzando il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus (stessa montagna e stessi presunti rischi) e il movimento No Tav e gli amministratori locali non hanno mai detto una parola contro né organizzato una manifestazione di protesta).

6) La grande attenzione che i firmatari dell’appello relativo alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è accompagnata da un’altrettanto grande considerazione rispetto a un’altra importante infrastruttura in fase di progettazione. Mi riferisco alla linea ad alta velocità Napoli-Bari. Vorrei capire perché le principali ragioni della contrarietà alla Torino-Lione (costi, impatto ambientale, pericolo di infiltrazione delle mafie) non dovrebbero valere per la linea Napoli-Bari che costerà il doppio della Torino-Lione, che sarà interamente a carico dell’Italia, che verrà realizzata in superficie e non in galleria profonda, che attraversa territori purtroppo storicamente caratterizzati da una forte presenza della criminalità organizzata.

7) Ho molto apprezzato la condanna della violenza ‘senza ambiguità’ contenuta nel vostro appello. Ma la condanna è davvero ‘senza ambiguità’ se si distingue tra i responsabili delle violenze e le vittime. Invece, ancora una volta nella vostra lettera le responsabilità dei tiratori di pietre sembrano trovare un alibi in quelli che definite comportamenti irresponsabili o tentativi di considerare la protesta solo una questione di ordine pubblico. Non era mai accaduto in Italia che un cantiere venisse assaltato militarmente e che più di 300 agenti venissero feriti. Questa è la violenza che si deve condannare senza se e senza ma. E la condanna non è credibile se poi alcuni amministratori locali marciano in corteo e fanno riunioni con i capi dell’ala antagonista, a cominciare da quel Lele Rizzo per il quale la Procura della Repubblica di Torino ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi per atti violenti. Forse isolare questi personaggi potrebbe essere un buon modo per favorire il ‘dialogo’.

Pertanto, benissimo l’invito al confronto. Un invito che accolgo e come neo Senatore mi impegnerò a favorire in tutte le occasioni e in tutti i contesti. Purché tale invito sia fatto con assoluta onestà intellettuale, chiarendo su che cosa si vuole dialogare e confrontarsi. Perché se il dialogo è solo un paravento per nascondere la volontà di dire No alla Torino-Lione senza se e senza ma, allora si scelgano altre più veritiere parole e si dica che ci si attende una resa dello Stato e della democrazia.