Tav, perché indietro non si può tornare

La visita dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle e di Sinistra e libertà al cantiere di Chiomonte ha confermato che la Torino-Lione non è solo una linea ferroviaria, ma una vicenda paradigmatica che rilancia la vera differenza tra progressisti e conservatori; nonché «un’autentica sfida democratica», come affermato dal segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, poiché una parte dei contestatori non si oppongono semplicemente a un treno, ma non riconoscono «il processo democratico attraverso cui si è giunti alla decisione».

Processo che ha visto nel 2006 la costituzione dell’Osservatorio governativo sull’Alta velocità presieduto da Mario Virano, dove tutte le amministrazioni interessate hanno trovato una sede di confronto per modificare il precedente progetto; la regione Piemonte, la provincia, il comune di Torino e il 90 per cento dei comuni interessati hanno approvato atti a sostegno del nuovo progetto; la camera dei deputati nella XVI legislatura ha approvato all’unanimità una mozione nella quale si indica come strategica la realizzazione della nuova linea; il governo ha sottoscritto con la Francia accordi bilaterali mentre l’Unione Europea anche nel programma Core Network Europe del 2011 ha indicato la Tav tra i dieci corridoi prioritari; infine, l’ultima legge di stabilità ha previsto due miliardi e ottocento milioni di euro di finanziamento ripartiti in 12 anni.

Perché farla

Detto ciò, è bene ricordare le principali ragioni di merito a sostegno della Tav:

1. Il tunnel del Frejus, quello di Cavour, è inadeguato al trasporto moderno. È il più vecchio delle Alpi (1871), il più alto (con pendenze del 33 per mille) e il più stretto (interasse tra binari di 341 centimetri quando il minimo per la sicurezza è di 355 cm); per questo usarlo per portare merci costa il 50 per cento in più rispetto agli altri tunnel. La realizzazione di tutti gli altri nuovi tunnel delle Alpi è conclusa o in corso; così hanno fatto gli svizzeri (Lötschberg, Gottardo e Ceneri) e stanno facendo gli austriaci (Koralm e Brennero).

2. L’interscambio economico con Francia, Spagna, Inghilterra nel 2011 è aumentato rispetto agli anni precedenti e supera i 150 miliardi di euro, che raggiungono i 204 miliardi considerando gli altri paesi serviti dalla Torino-Lione (Portogallo, Belgio, Paesi Bassi…), le sole esportazioni con la Francia sono aumentate del 3 per cento.

3. Il volume complessivo del traffico merci trasportato verso la Francia era al 2011 di 42 milioni di tonnellate, mentre il traffico ferroviario è totalmente inconsistente, appena il 9 per cento del totale. Non c’è traffico perché non esiste un’infrastruttura ferroviaria adeguata e percorribile a costi sostenibili. In Svizzera il traffico ferroviario è in aumento, rappresenta il 64 per cento del totale e intercetta una parte sempre maggiore di quello che dovrebbe passare per il Frejus.

4. Il costo di realizzazione, cofinanziato da Europa e Francia, è per l’Italia di due miliardi e ottocento milioni di euro, un costo assolutamente sostenibile e inferiore non solo ai costi dei tunnel svizzeri e del Brennero, ma alla maggior parte delle opere già previste in Italia, (quasi un terzo della Tav Napoli-Bari che piace tanto a Nichi Vendola e Michele Emiliano).

5. Il recupero di un solo punto percentuale del gap logistico che penalizza il sistema industriale italiano vale in un anno due miliardi di euro, quasi il costo totale dell’investimento.

6. La Tav sarà nella storia d’Italia l’infrastruttura caratterizzata dal più severo processo di verifica ambientale e di coinvolgimento territoriale. È stato modificato e migliorato il progetto grazie all’Osservatorio tecnico e sono state anche riviste le modalità di cantiere (nastri trasportatori elettrici e trasporto ferroviario del materiale scavato), riducendo in modo sostanziale gli impatti sul territorio.

7. Il sistema di appalti internazionale è completamente trasparente, sottoposto al controllo italiano, francese ed europeo, oggetto di continuo monitoraggio da parte del Gruppo interforze Tav, (procura, prefettura e forze dell’ordine), per prevenire infiltrazioni e comportamenti scorretti.

8. La nuova linea costituisce, in un territorio duramente colpito dalla crisi, un importante intervento: mille posti di lavoro per dieci anni e almeno tremila nell’indotto, quasi un punto di Pil regionale, un progetto di sviluppo del territorio (Smart Susa Valley) che attiverà investimenti per uno sviluppo durevole della Valle.

Chi ritiene che tutte queste argomentazioni non siano sufficienti deve assumersi la responsabilità di un’iniziativa parlamentare, presentare una mozione e farla approvare. Perché “uno vale uno”, ma in democrazia conta la maggioranza.