Io, minacciato per il sì alla Tav da delinquenti e figli di papà

PAOLO GRISERI – Repubblica

TORINO — Assediato fino all’una di notte nella sala di Bussoleno dove partecipava a una riunione di esponenti del Pd. Contestato dal presidente della Comunità montana, anch’egli del Pd, che lo accusa «di essere venuto in valle sapendo che la sua presenza era una provocazione ». E, ieri mattina, oggetto di un’ultima minaccia su Facebook: «Stefano Esposito fa la figura del servo di Caselli. Deve ringraziare che non ci sono più le Br altrimenti sarebbe finito».

Senatore Esposito, qual è la sua versione dei fatti?

«Sono stato invitato dal mio partito a partecipare ad un’assemblea di iscritti a Bussoleno, in val di Susa. Ho chiesto che non si diffondesse la notizia della mia presenza e infatti alle 21, quando sono arrivato, tutto era tranquillo. Solo dopo un’ora si è radunata una piccola folla di un centinaio di persone che dall’esterno ha cominciato a insultarmi. Siamo riusciti a uscire solo all’una di notte».

Normale contestazione, no?

«Certo, la contestazione fa parte della democrazia. Ma non fanno parte della democrazia i tweet che mi inviavano i capi dei centri sociali dall’esterno invitandomi a uscire se ne avevo il coraggio. Non fa parte della democrazia manomettere l’impianto elettrico per impedire la riunione. Operazione fallita perché abbiamo continuato alla luce del generatore. Non fa parte della democrazia minacciare il gestore del locale».

Ha paura del confronto a viso aperto?

«Io non ho paura di confrontarmi con un manipolo di figli di papà che si dedicano alla delinquenza pensando di fare la rivoluzione. Al contrario di loro io vengo dalla barriera e so come cavarmela. Non sono preoccupato per me. Sono preoccupato per gli operai aggrediti di notte quando escono dal lavoro al cantiere, sono preoccupato per gli agenti che rimangono feriti per difendere chi lavora. Sono preoccupato per un clima che finisce per giustificare l’escalation di queste settimane».

Lei ieri ha messo in rete un post che auspicava il ritorno delle Br per colpire persone come lei. Non crede che anche gesti come il suo finiscano per dare importanza a farlocchi che non sanno quel che scrivono?

«L’ho fatto per due motivi. Il primo è che l’escalation è avvenuta sotto gli occhi di tutti nella colpevole sottovalutazione di molti. Non è normale che si assalti un cantiere a colpi di molotov. Non è normale che le persone vengano minacciate e aggredite fisicamente. Non è normale che tutto questo venga minimizzato come se si trattasse di intemperanze verbali. Per dieci che si limitano a scrivere stupidaggini sul ritorno delle Br ce n’è uno che pensa di riprovarci davvero».

Il secondo motivo?

«Gli stessi che l’altra sera erano davanti alla sede dov’era riunito il Pd di Bussoleno, due giorni prima erano al Salone del Libro a Torino. A leggere un comunicato in cui si accusa Giancarlo Caselli di aver represso il dissenso “molti anni fa” quando combatteva le Br e Prima Linea. E a questi delinquenti è arrivata anche la solidarietà di un gruppo di intellettuali che hanno firmato un appello a difesa della libertà di espressione. Io sono onorato di essere definito “servo di Caselli”. Ma spero di non dover mai registrare il pentimento dei signori che oggi firmano gli appelli. È già successo anche questo».