Attacco all’Itinera Betoniere bloccate e raid negli uffici

AMEDEO MACAGNO MASSIMO NUMA – LaStampa

Quarantadue giovanissimi attivisti No Tav, che si identificano nell’organizzazione Kgn, Komitato Giovani No Tav hanno effettuato un raid vandalico (rivendicato con un comunicato apparso sui siti di riferimento) ai danni della Itinera. Alcuni mezzi sono stati imbrattati con la vernice. Bloccate due betoniere che stavano rientrando in cantiere.

Bloccati in stazione

Al termine dell’«azione», che inaugura di fatto il camping No Tav di Venaus, tutti gli attivisti sono stati fermati dai carabinieri della compagnia di Susa, con l’aiuto della Digos, nella stazione. Dieci attivisti sono studenti minorenni. Uno ha solo 16 anni, Quelli che sono entrati all’interno dell’impresa, saranno denunciati alla Procura. Sequestrati due contenitori di vernice. Venti giorni fa un escavatore della Itinera, che è uno dei fornitori del cantiere Tav di Chiomonte, è stato incendiato e distrutto.

«Fermare la talpa»

Giovedì sera, nel corso di un’assemblea avvenuta a Bussoleno, alla presenza di circa 200 persone, i capi dei centri sociali torinesi che guidano il segmento più radicale del movimento avevano tracciato le prossime strategie. Il numero tre di Askatasuna, Lele Rizzo ha detto testualmente: «Attaccheremo il cantiere per danneggiarlo e dobbiamo impedire l’arrivo della “talpa”».

«Sabotaggio»

Ma anche il portavoce storico Alberto Perino, citando Ghandi (combatteva per l’indipendenza e la libertà del suo Paese), Mandela (l’uomo che ha battuto l’apartheid in Sudafrica) ha deciso che il sabotaggio è una pratica da seguire anche quando il nemico è solo una nuova linea ferroviaria. «Bisogna allargare il campo d’azione – ha aggiunto – perché le valli sono lunghe e larghe, Torino è grande e la cintura lo è ancora di più». Inizia così un’estate di lotta ma, forse per la prima volta, non tutti gli attivisti sembrano d’accordo con l’uso della violenza.

Attivisti «dissidenti»

«E’ un metodo sbagliato che non ha portato a niente di concreto», spiegano i dissidenti, che si identificano in una parte non secondaria dei vecchi comitati. «Non li seguiremo più nella trappola di Chiomonte, dove siamo destinati a perdere altro terreno. Ci faremo sentire negli incontri di base dei Comitati, parlare ora in assemblea sarebbe inutile e pericoloso». Ma Francesco Richetto, del Clp di Bussoleno insiste: «Toccheremo il cantiere da tutti i lati e da tutti i paesi che lo circondano».La base dell’ala radicale No Tav sarà il presidio di Venaus.

«Dalle parole ai fatti»

Il vice presidente della Commissione Trasporti Stefano Esposito: «Dalle parole ai fatti. Le intenzioni dei No Tav più violenti sono chiare, spero siano altrettanto chiare le intenzioni delle istituzioni e degli amministratori della Val Susa». Il consigliere nazionale Sap Massimo Montebove: «Lele Rizzo e i suoi amici dei centri sociali sono stati molto chiari. Nessuno, dunque, potrà dirsi sorpreso quando torneremo a contare i feriti e i contusi tra forze dell’ordine e lavoratori». E oggi il Consiglio dei ministri varerà anche le nuove misure di sicurezza per la Valsusa.: I presidi interforze saranno estesi anche ai futuri cantieri di Susa e Bussoleno, con l’istituzione di aree off limit per gli attivisti.