Al governo servono fondi e li toglie alla Torino-Lione

MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica

NESSUN disimpegno perchè la Torino Lione è un’opera strategica. Il governo, per voce del ministro dei trasporti, Maurizio Lupi mette subito le mani avanti. Ma di fatto il decreto Fare, approvato ieri a Palazzo Chigi, ha preso 524 milioni per la Torino-Lione nei prossimi tre anni e li ha dirottati sul fondo «sblocca cantieri »: 2 miliardi di euro destinati a opere immediatamente cantierabili. A farne le spese non c’è solo la Tav valsusina, ma anche il Terzo Valico, tra Piemonte e Liguria, che ha «ceduto» oltre 770 milioni di euro. Il ministro comunque rassicura. «In merito ad alcune allarmistiche anticipazioni stampa sul fondo destinato a far partire immediatamente i cantieri, preciso che con c’è nessun definanziamento nè blocco di grandi opere. C’è un utilizzo temporaneo di risorse già previste, ma che non verrebbero utilizzate nel breve periodo, in quanto l’avanzamento dei lavori non lo ritiene necessario. Queste risorse — precisa il ministro — verranno prontamente ricollocate». Quando? Per il Terzo valico a strettissimo giro, assicura Lupi: «Il 21 giugno con un provvedimento all’esame dal Parlamento e già approvato in Senato».

Per la Torino-Lione, invece, i tempi sono più lunghi, ma nel fronte pro Tav non c’è allarmismo perché, assicurano, quei soldi per ora non servono. «E’ una decisione condivisa — spiega il commissario Mario Virano — frutto di una ricognizione sulle risorse che effettivamente serviranno nei prossimi tre anni. Ne è emerso che le due opere da finanziare sono la galleria di Chiomonte, che ha già le sue risorse, e il tunnel da 9 chilometri a Saint Martin la Porte, in Francia, che l’Italia pagherà con fondi delle Ferrovie. Quindi i soldi accantonati per la Torino-Lione non servonofino al 2016. E’ solo una questione di cassa — assicura Virano — e non si può cercare attribuire a Lupi o a Letta un disimpegno su questo tema ». Gli fa eco anche Stefano Esposito, senatore del Pd, che tenta di spegnere sul nascere quella che definisce «la solita propaganda strumentale No Tav». «Condivido la decisione del governo — precisa — e mi aspetto che, quando sarà approvato il progetto definitivo dell’opera e sarà cantierabile, le risorse siano subito ripristinate».

La scelta di Palazzo Chigi, tuttavia, ringalluzzisce il fronte della protesta che nell’ultimo mese ha dovuto fare invece i conti con una serie di provvedimenti che hanno dimostrato, in maniera inequivocabile, il sostegno all’opera: la presenza di Alfano e Lupi a Torino, la visita di quest’ultimo al cantiere di Chiomonte, soldi per i comuni e il via libera al trattato con la Francia. Eppure non rinunciano a provare a leggere un’inversione di rotta: «E’ una decisione in linea con quanto abbiamo sempre detto — ha detto il presidente della Comunità montana Sandro Plano — dettata dal buon senso che spero usino anche in futuro».