Fondi dallo Stato Lupi gela il Piemonte

Alessandro Mondo – LaStampa

La commedia degli equivoci si è conclusa nel tardo pomeriggio di ieri quando il senatore Pd Stefano Esposito, all’inaugurazione del quadruplicamento della Torino-Milano a Masero, ha appreso che le risorse chieste dal Piemonte nell’ambito del «Decreto del fare» rischiano di restare un sogno nel cassetto. La doccia fredda è arrivata da Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture nel governo Letta, più che tiepido sulla possibilità di «risarcire» la nostra Regione: la quale, com’è noto, si è svenata per garantire al decreto la copertura necessaria.

Le richieste di Cota Riassunto delle puntate precedenti. Degli oltre due miliardi del provvedimento, 1,4 arrivano dal Piemonte: fondi temporaneamente sottratti alla Tav e al Terzo valico all’insegna del vecchio motto «date oro alla Patria». Non a caso Roberto Cota ha sollecitato al premier un incontro, fissato venerdì, per chiedere un lungo elenco di cose: dalla garanzia che le risorse prese a prestito dalla Tav e dal Terzo vengano reintegrate all’assegnazione di circa 200 milioni, pari al 10% dei due miliardi del «Fare». Cifra vincolata a progetti precisi, sui quali c’è una convergenza degli enti locali e dei parlamentari piemontesi.

Il freno di Lupi Poco più che un’eventualità, secondo Lupi. Il quale, in sostanza, ha risposto a Esposito che il decreto resterà così com’è. Semmai, gli emendamenti presentati dai parlamentari subalpini saranno considerati nel secondo riparto: da gennaio 2014.

Quanto basta per spingere il senatore a lanciare l’allarme, chiedendo a Cota, che non l’ha presa bene, e al sindaco Fassino di aumentare il «pressing» sul Palazzo Chigi.

Intesa sulle opere Pensare che la giornata era cominciata bene. Durante l’incontro convocato in Regione in vista del «rendez vous» con Letta – presenti Cota, Fassino e i parlamentari – si è raggiunto un punto d’intesa sulle opere da finanziare con i 200 milioni di cui sopra: ammesso che arrivino. Un accordo al ribasso, secondo qualcuno dei presenti. Un bagno di realtà, secondo altri.

Sta di fatto che del nutrito catalogo di progetti in stand by alla fine ne sono stati estrapolati due. Il primo è la copertura superficiale del Passante ferroviario di Torino, per un ammontare di 25 milioni, caro a Fassino. Il secondo è la ferrovia Galliate-Malpensa (78 milioni), perorato da Cota, che garantirà un collegamento tra la provincia novarese e il principale scalo del Nord Italia.

Il risarcimento In aggiunta, spiega l’assessore al Bilancio Gilberto Pichetto, la Regione chiede allo Stato di versare 80 milioni di fondi Fas anticipati da piazza Castello per due progetti che hanno interessato il Torinese: il prolungamento della linea uno del metrò in piazza Bengasi; il collegamento della ferrovia Torino-Ceres con la stazione Rebaudengo, e il Passante, tramite il tunnel sotto corso Grosseto. Con quei soldi dovrebbero essere finanziate opere minori segnalate dalle Province, a partire dall’edilizia scolastica e dalla manutenzione stradale (come la variante LombardoreFront e la messa in sicurezza della pericolosa strada 460.)

Le incognite Un accordo pragmatico, condizionato da fattori diversi: la necessità di non sforare il tetto di 200 milioni; la scarsa disponibilità di opere immediatamente cantierabili; il veto di alcuni partiti, in primis il Movimento 5 Stelle, verso opere ritenute non sostenibili (vedi la Tangenziale Est). Consapevoli che, anche così, nel caso della Novara-Malpensa, che corre per soli 10 chilometri in territorio piemontese e per i rimanenti 40 in quello lombardo, bisognerà aprire una trattativa separata con la Lombardia e con Rfi. La quadratura del cerchio potrebbe essere un risarcimento sotto forma di altre opere in Piemonte, come l’elettrificazione della linea BraAlba. In caso contrario, si rischia un’altra beffa.