Lupi congela la lista del Piemonte

SARA STRIPPOLI – Repubblica

IL PIEMONTE presenta la sua lista ridotta delle opere da finanziare con il decreto Fare, ma le speranze di accedere alla quota del 10 per cento della fetta totale per le infrastrutture, 2 miliardi e 69 milioni, rischiano di diventare una chimera. Almeno a breve termine. Roberto Cota, con il sindaco Piero Fassino, incontreranno Enrico Letta questo venerdì, ma prima il governatore ha intenzione di chiedere un incontro con il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi. Il quale da Roma raffredda le aspettative piemontesi precisando che i due miliardi per le grandi opere sono già assegnate. Non sarà dunque da quel capitolo, com’era stato annunciato dopo il primo incontro in Regione di venerdì scorso, che il Piemonte può attendere i 200 milioni attesi: «Siamo assolutamente disponibili ad ascoltare le richieste del Piemonte come abbiamo sempre fatto, purché si tratti di opere immediatamente cantierabili », fa sapere Lupi in serata. Sul decreto Fare chiarisce però che ci sono nel complesso 3miliardi e 300 milioni ed è soltanto sul restante miliardo e 300 milioni che possono essere soddisfatte le attese del Piemonte. L’incertezza è sui tempi: il via libera potrebbe arrivare entro l’anno o entro il primo semestre del 2014, precisa. Il ministero pare inflessibile: la discussione sul capitolo del Fare che riguarda le grandi opere è chiusa.

Mentre i parlamentari piemontesi con l’assessore al bilancio Gilberto Pichetto erano al lavoro per preparare l’emendamento (la discussione sul decreto Fare parte alla Camera questa mattina), il parlamentare Pd Stefano Esposito da Milano — dove ha partecipato all’inaugurazione del quadruplicamento della Torino-Milano — ha lanciato l’allarme sul rischio che corre la regione: «Ho dovuto registrare da parte del ministro scarsissima disponibilità sulle richieste del Piemonte — ha scritto in un comunicato — con un generico impegno da parte sua a valutare le richieste piemontesi in altri provvedimenti». Per Esposito, che a questo punto chiede un pressing dei vertici piemontesi sul governo, una situazione di questo tipo è inaccettabile: «Da oggi fino all’8 luglio, termine della scadenza degli emendamenti, il sistema istituzionale piemontese deve rafforzare in modo deciso l’opera di convincimento nei confronti del governo, perché comprenda che l’azione dei parlamentari e delle istituzioni non è un proforma, ma è finalizzato a realizzare obiettivi che valutiamo non prorogabili».

Dopo l’incontro ristretto che si è svolto ieri pomeriggio in piazza Castello fra il governatore e una delegazione bipartisan dei parlamentari (il sindaco Fassino ha partecipato nella prima fase), nella lista che il Piemonte vuole portare a Roma erano nel frattempo rimaste soltanto due opere giudicate assolutamente prioritarie e già pronte a partire: il passante ferroviario di Torino che sta particolarmente a cuore a Piero Fassino (25 milioni) e il collegamento ferroviario fra Novara e l’aeroporto di Malpensa(80 milioni). In parallelo il Piemonte chiede di riavere l’anticipo dei fondi Fas sulla Torino-Ceres, per cui è già pronto il bando: sono altri 80 milioni che piazza Castello intende dirottare per opere minori da concordare con le province. Fra queste c’è senza dubbio la strada provinciale del canavese Lombardore-Front,per un valore di 22 milioni. Altri interventi citati sono interventi di minore peso: la bonifica del Teatro di Alessandria, l’elettrifi-cazione della Alba-Bra, che tuttavia potrebbe più opportunamente rientrare nei fondi (635 milioni per tutto il Paese) previsti per progetti di Rfi.