A Torino l’Authority dei Trasporti

Beppe Minello – LaStampa

L’esordio, una settimana fa, è stato quantomeno informale. «A proposito, signor ministro, perchè non dare a Torino l’Authority sui Trasporti?». Flavio Zanonato, seduto in prima fila tra gli industriali subalpini riuniti in assemblea, di fronte alla sollecitazione e al sorriso smagliante della loro presidente, Licia Mattioli, pensò di sfangarla con un: «Si può fare». Ieri, nuovamente in Piemonte per inaugurare il cantiere di un mega elettrodotto tra Italia e Francia, il responsabile dello Sviluppo economico non aveva ancora metaforicamente tagliato il nastro che già si ritrovava tra le mani copia della mozione, sottoscritta da 75 senatori piemontesi, lombardi e liguri di tutti i partiti tranne i grillini, con la quale la robusta lobby interregionale intende impegnare, se approvata, presidente del Consiglio Letta e Governo a dare al capoluogo piemontese la sede dell’Authority dei Trasporti. Tema sul quale i torinesi ritengono, giustamente, di avere qualcosa in più da dire rispetto alla Capitale dove la sede è finita di default quando, nel maggio dell’anno scorso, il governo Monti firmò il decreto istitutivo dell’«Autorità di regolazione dei trasporti». Insomma, un’operazione di convincimento a largo raggio che rischia però d’incartarsi subito. Per colpa di Twitter. Sul socialnetwork, giusto due giorni fa è comparso un entusiastico tweet di Carlo Stagnaro dell’«Istituto Bruno Leoni» dopo la nomina della terna dalla quale salterà fuori il nuovo garante: «Enrico Letta faccia gesto coraggioso: sede non a Roma e staff con concorso internazionale». Letta, in tutta risposta, ha twittato: «Senz’altro, ma l’esperienza insegna che le sedi fuori Roma non sono state soluzioni felici». Una doccia gelata per proteggersi dalla quale Licia Mattioli replica da imprenditrice (settore gioielli) qual è, ricordando che «in un mondo globalizzato dove i servizi al cliente qualcuno li piazza addirittura in India è ridicolo sollevare problemi di collocazione geografica». Probabile che Letta si riferisse anche ad altri problemi, vista la controreplica, sempre su Twitter, di Carlo Stagnaro: «Ci sono casi di successo come l’Autorità per l’Energia (assegnata a Milano, ndr). L’importante è però che non ci sia trasferimento staff da ministero ad autorità. Buon lavoro!». Il senatore Stefano Esposito, vicepresidente della commissione Trasporti, che con il collega Borioli, guida la truppa dei 75 pro-Torino affila le armi e si affida anche lui a un tweet: «La sede naturale per l’autorità è Torino non è vero che sedi fuori Roma non abbiano funzionato». Vedremo chi vincerà all’ultimo tweet. Certo è che ieri mattina in Comune a Torino è stata una sfilata di parlamentari e vertici istituzionali, dal sindaco Fassino ai presidenti della Provincia, Saitta, a quello della Regione, il leghista Roberto Cota, all’ex-sottosegretario Giachino, ai quali si è aggiunto in serata il segretario leghista Maroni, per sostenere la battaglia per l’Authority. Da assegnare a un territorio dove, tra l’altro, si lavora a due fra le principali infrastrutture italiane ed europee, il corridoio 5 della Tav TorinoLione e il corridoio 24 del Terzo Valico. Un’assegnazione che asseconderebbe una logica di distribuzione territoriale avendo Roma l’Antitrust, Milano quella per l’Energia, e Napoli quella per le Comunicazioni. Se poi ci fossero anche problemi economici, sia l’Unione Industriale sia la Camera di Commercio si sono dette disponibili e fornire sede e, se necessario, personale.