Tav, durante il blitz trovati esplosivi e mappe del cantiere

Massimo Numa – LaStampa
«Gli scavatori e i generatori del Tav bruciano da soli, sono come i bonzi del Tibet, si autobruciano per la vergogna di lavorare in quel cantiere». Sul day after delle 12 perquisizioni agli attivisti No Tav accusati di terrorismo pesano le parole del portavoce storico del movimento No Tav Alberto Perino. I monaci buddisti del Tibet si suicidano in nome della libertà religiosa e del proprio Paese. Il paragone tra i patrioti del Tibet e la catena di attentati incendiari avvenuti in Val Susa in meno di due mesi si commenta da solo. Ma la reazione dei leader No Tav all’inchiesta della procura è in linea con Perino, secolgono infatti di minimizzare le accuse.

Dirigenti Ltf in pericolo
Intanto i dirigenti di Ltf sono stati invitati dai responsabili della strutture di sicurezza della polizia a evitare, per almeno una decina di giorni, di venire a Torino. Lo spiega il direttore generale di Ltf, Marco Rettighieri: «Una forma di tutela delle nostre persone, amaro segno dei tempi che stiamo vivendo, forse, lo dico sommessamente, sarebbe ora che i sindaci No Tav riflettessero più a fondo».

Scorte e tutele
Ma il presidente dell’Osservatorio, Mario Virano, è sotto scorta da mesi: idem il vicepresidente della Commissione Trasporti Stefano Esposito; i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. Vigilanza privata e «tutela dinamica» per i tecnici Ltf, persino a Roma e per una lunga serie di dirigenti, tecnici e operai che lavorano a Chiomonte. Case e percorsi di rientro dal cantiere sono sorvegliati da pattuglie di polizia, carabinieri e Finanza, soprattutto dopo l’agguato ai danni di un operaio Ltf, rimasto ferito.

L’inchiesta sul terrorismo
Gli amministratori No Tav e i grillini della Val Susa sono solidali con gli attivisti sotto indagine. Eppure, i risultati delle perquisizioni dei 12 attivisti No Tav del Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno potrebbero aver dato risultati importanti per il proseguimento dell’indagine, tutt’altro che conclusa e foriera di ulteriori sviluppi.

Esplosivi e cartine
È stato sequestrato esplosivo dello stesso tipo usato per i quattro attacchi «paramilitari» al cantiere dell’Alta Velocità; manuali per costruire ordigni e molotov; cartine del cantiere e dei sentieri della Clarea; schede telefoniche e apparecchi usati solo per comunicare durante le azioni; la conferma dei contatti con antagonisti di diverse nazionalità, con reciproci inviti a partecipare ai vari conflitti in atto, dai Paesi Baschi, alla Grecia, al Kurdistan e, più recentemente alla Turchia, appoggiandosi a una rete in grado di fornire rifugi, supporto legale, assistenza.

Interscambio tra violenti
Un quadro che conferma la nascita di un polo europeo della violenza anti-sistema che comprende varie aree politiche, compresa l’estrema destra antisemita. Ci sono altri elementi al vaglio degli investigatori. Emergono da altri filoni di indagini che documentano i viaggi in Palestina di alcuni attivisti, finanziati da organizzazioni legate ad Hamas e la visita di militanti dell’islamici. Segnali che danno un’immagine nuova di cosa sta accadendo in Val Susa, sotto l’ombrello del contrasto all’altra velocità Torino-Lione.

Epicentro Venaus
Sotto osservazione ci sono i contatti tra i No Tav e un nucleo di antagonisti italiani piombati a Gezi Park per partecipare in modo diretto agli scontri, con scambi di documenti di solidarietà e di condivisione delle lotte; c’è l’organizzazione, da parte di Alpi Ribelli, di un incontro con attivisti baschi dell’area contigua a organizzazioni eversive; c’è l’organizzazione per Ferragosto di una «notte dei fuochi» attorno al cantiere, da parte dell’ala più estremista degli anarchici. La Val Susa come laboratorio dell’eversione, così come nell’estate 2011, ai tempi degli assedi falliti al cantiere.