Trasporti, sfuma l’Authority a Torino

Alesssandro Mondo, Maurizio Tropeano – LaStampa
Salvo miracoli, Torino non otterrà l’Authority dei Trasporti.

Il verdetto
Le speranze di portare a casa il risultato – perorato dalle istituzioni locali, dalle categorie economiche e dai parlamentari piemontesi con l’appoggio di svariati «testimonial» – si è infranto nel tardo pomeriggio al Senato. «Emendamento improcedibile per estraneità di materia» è stato il verdetto dell’Ufficio di presidenza dell’Aula, gelando i timidi ottimismi maturati fino a quel momento: nel senso che il tema dell’Authority a Torino non ha nulla a che spartire con il decreto, nel quale era stato inserito. Questa la motivazione che ha rispedito al mittente l’emendamento in questione, alla pari di altri otto.

Battuta d’arresto
Fine, per ora, di una partita sulla quale la città e il territorio avevano scommesso parecchio, rivendicando le competenze di Torino. Non ultimo, impegnandosi a mettere a disposizione una sede e il personale necessario al funzionamento della struttura così da abbattere i costi. Niente da fare.

Ottimismi smentiti
Eppure la settimana scorsa la candidatura aveva avuto il via libera dalle commissioni Finanze e Lavoro del Senato. Ancora ieri il Governo aveva dato parere positivo nel vertice di maggioranza che ha preceduto il dibattito in Aula, con piccole integrazioni al testo: nella nuova versione si precisava che l’Authority sarebbe stata ospitata «in un immobile demaniale o del Ministero dei Trasporti o dell’Economia». Quisquilie.

Poi la doccia fredda. E adesso? O succede qualcosa o la sede dell’Authority, come prevedeva il testo originale del decreto, sarà scelta dal presidente del Consiglio d’intesa con il ministro dei Trasporti. Quanto basta per fare salire le quotazioni di Roma.

Tentativo in extremis
Da qui il tentativo disperato dei senatori e dei parlamentari subalpini di risalire la china inserendo l’emendamento in un altro decreto, quello «Del Fare», in discussione lunedì alla Camera. Un decreto più articolato, e più eterogeneo, dove «l’emendamento Torino», almeno questo, non può essere accusato di essere una nota stonata.

La rabbia
Il che non toglie nulla all’amarezza e alla rabbia dei molti che confidavano nella vittoria. «Fatto molto grave – esordisce Roberto Cota -. Roma non ha il coraggio di affrontare la partita a viso aperto e usa i mezzucci, come l’applicazione del regolamento. Non finirà qui». Cauto Piero Fassino: «La causa non è pregiudicata. L’emendamento non è stato ritenuto affine al decreto, lo riproporremo in altra forma. Resta il parere positivo del Governo, questo è incoraggiante». «Dal Senato motivazioni risibili – taglia corto Antonio Saitta -. Nel decreto lavoro ci sta tutto e il contrario di tutto, non si capisce perchè respingere l’emendamento».

Malumore bipartisan condiviso dai senatori e dei parlamentarti subalpini. Si mastica amaro nel Pd: da Esposito – «Quando la burocrazia e le lobbie romane, paraministeriali, non riescono a vincere sul merito usano i cavilli del regolamento» – a Marino: «Giocano con gli escamotage, ma perdere una battaglia non è perdere la guerra». Lepri: «La partita è solo rinviata». Stessi toni nel Pdl. Da Malan – «Questa Authority deve fare gola a molti se si arriva al punto di togliere di mezzo un emendamento già approvato» – a Rizzotti: «Una vergogna, andremo avanti».

Il mondo economico
Dispiaciuta Licia Mattioli, presidente dell’Unione Industriale di Torino: «Confido che, con la volontà di tutte le forze politiche, l’emendamento possa essere ripresentato nella conversione in legge del “Decreto del Fare”, dove è previsto uno specifico articolo dedicato al tema dei trasporti».