Un trasporto speciale ha portato in Valsusa la supertalpa Tav

Massimo Numa – LaStampa

La «talpa» che continuerà lo scavo del tunnel geognostico della nuova linea ferroviaria TorinoLione è arrivata l’altra notte, accompagnata da una miniscorta, costituita da una ventina di poliziotti e carabinieri. Solo quattro Tir, seguiti e preceduti dalle pattuglie di polizia. Il senatore M5s Marco Scibona, nel tardo pomeriggio, ha invece inviato un tweet: «Mi dicono che la “talpa” è arrivata a Chiomonte, questa notte, calata dal viadotto scortata da 2000 agenti». I componenti principali della «talpa» sono invece arrivati all’interno del cantiere utilizzando il solito varco autostradale all’altezza della Maddalena di Chiomonte. Niente gru. Alle 5 di ieri mattina i carichi erano già al sicuro.

I No Tav non se ne sono accorti, tutto s’è svolto in un clima di totale tranquillità, proprio mentre 400 attivisti erano in corteo a Bussoleno per esprimere solidarietà ai dodici militanti del Clp – Askatasuna indagati dai pm per terrorismo.

Soddisfatto il commissario del governo Mario Virano: «Tempi rispettati, operazione perfetta, zero incidenti. Complimenti a chi l’ha organizzata». Adesso la fresa e gli altri componenti sono protetti sotto le volte di un grande hangar; già avviate le procedure di assemblaggio. Per completarle ci vorrà parecchio tempo, oltre un mese.

Nei giorni scorsi, sempre nel massimo riserbo, erano arrivati gli altri elementi del «treno» che entrerà nel tunnel che ha raggiunto la profondità di oltre 200 metri.

La «talpa», è stata costruita negli Stati Uniti e acquistata da Cmc. È stata custodita in località segrete della Val Susa e, per una volta, non ci sono state fughe di notizie. La Tbm (Tunnel Boring Machine) ha dormito sonni tranquilli, mentre le frange violente del movimento No Tav iniziavano (febbraio 2013) la stagione degli attacchi paramilitari alle reti e degli attentati alle aziende che lavorano per il Tav.

Per ora non ha ancora un nome: per adesso operai e tecnici la chiamano con la sigla «Tbm», acronimo di Tunnel Boring Machine. È stata costruita negli Usa, Cmc l’ha acquistata nei mesi scorsi. Una volta concluso l’assemblaggio, sarà lunga quasi 200 metri. La fresa è di oltre sei metri, il costo è top secret ma supera i 10 milioni di euro.

Dietro la fresa, lunga oltre 6 metri, c’è la cabina di pilotaggio con il quadro degli strumenti simile a quello di un aeroplano. Poi i vagoni, la sala-mensa, i bagni e le docce. I lavoratori vivranno per tutto il turno su questo cantiere semovente, che si muove su corsie-rotaie.

Le «Tbm», secondo la tradizione, hanno sempre nomi femminili. In cantiere è in corso un serrato confronto per trovare il nome del «mostro», una delle frese più grandi a livello europeo, in grado di perforare metri e metri di roccia in poche ore. Qualcuno vorrebbe «dedicarla» a una nota attrice sudamericana ma non tutti in cantiere sono d’accordo.

Ieri pomeriggio il dirigente della Digos Giuseppe Petronzi ha compiuto un sopralluogo nel cantiere per mettere a punto gli ultimi dispositivi di sicurezza: il potenziamento delle recinzioni e il dislocamento di torri-faro anche nelle aree esterne al cantiere, che ora ha una superficie di oltre 30 mila metri quadrati.

In via di completamento anche il sistema di comunicazione e di ricezione interno e le nuove misure preventive, poste sempre all’esterno del presidio interforze. I portavoce del movimento No Tav sono ancora silenti. Nelle prossime ore saranno rese note le nuove strategie.