“È un tentativo di denigrare la procura”

Andrea Rossi – LaStampa

Appena riaprirà il Parlamento presenterà un’interrogazione al ministro della Giustizia Cancellieri per capire come sia stato possibile. Fin d’ora, invece, chiede «che venga aperta indagine per falso nei confronti di Gianni Vattimo. Perché qualcuno ha la presunzione che il fatto di poter effettuare ispezioni nelle carceri ci ponga al di sopra della legge». Promette battaglia, Stefano Esposito, senatore del Pd e vicepresidente della commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama. È stato lui a denunciare «l’intrusione» dei due attivisti No Tav, Luca Abbà e Nicoletta Dosio, dentro il carcere della Vallette a Ferragosto.

Senatore, perché chiede un’indagine a carico di Vattimo?

«Mi sembra il minimo. Vattimo, sfruttando il suo ruolo di europarlamentare, è entrato dentro il carcere, ha preso un modulo e autocertificato che le due persone che l’accompagnavano erano i suoi assistenti parlamentari. Una cosa gravissima».

E invece erano due delle figure più in vista della galassia No Tav.

«Appunto. Per di più uno, Luca Abbà, è pluridenunciato e pregiudicato, mentre Nicoletta Dosio recentemente è stata fermata e denunciata per i blocchi e le perquisizioni ai Tir sulla autostrada Torino-Bardonecchia. Non due persone qualunque. Vattimo ha usato una prerogativa che la legge ci riconosce per umiliare l’azione della procura di Torino e delle forze dell’ordine. Uscendo è riuscito ad affermare che i blocchi stradali dei giorni scorsi sono stati “pacifici modi di farsi sentire” e che bisognerebbe risparmiare i soldi dei militari in Valsusa e utilizzarli per l’emergenza carceraria».

Concetti su cui immaginiamo sarà in disaccordo.

«Più che altro vorreiinformare l’onorevole Vattimo che nei giorni scorsi alcuni No Tav non solo hanno bloccato il traffico creando disagi agli automobilisti e agli autotrasportatori, ma hanno pensato di sostituirsi allo Stato fermando e perquisendo i Tir, bucando le ruote a uno di essi e piazzando sull’autostrada pericolosissimi chiodi a quattro punte».

Secondo Vattimo le azioni di protesta sono il frutto di un movimento le cui ragioni sono rimaste inascoltate.

«Non è vero. Il tracciato della Torino-Lione è stato modificato diverse volte seguendo la preziosa collaborazione del movimento originario, quello che non aveva nulla a che vedere con quei gruppi oggi diventati i nuovi azionisti di maggioranza della galassia No Tav».

E i soldi che lo Stato spende in Valsusa? Non sono troppi?

«Sono d’accordo. Anche io penso che la spesa per la sicurezza in valle sia esagerata. Però, poiché militari e forze dell’ordine non sono in villeggiatura ma a difesa dello Stato e dei lavoratori, Vattimo faccia una cosa utile: lanci un appello ai suoi amici No Tav affinché cessino le violenze in modo da poter disimpegnare le forze dell’ordine dal cantiere di Chiomonte. Perché qui è in atto una escalation di violenze, il tutto nel silenzio generalizzato di questa città, che fa finta di non vedere quel che succede in valle».

Che cosa intende dire?

«Che la procura sta conducendo un’azione chirurgica. Tra l’altro segnalo che finora il 90 per cento degli arrestati arrivano da fuori questo territorio. Invece qui c’è un punto politico enorme, un problema grande come una casa: c’è un pezzo di mondo intellettuale e qualche rivoluzionario da ombrellone, come Vattimo, che vuole denigrare i magistrati, tratta le forze dell’ordine che fanno il proprio lavoro come fossero la polizia cilena. E questo nel sostanziale silenzio generale. Io, invece, non voglio stare zitto».