TAV, IL MODELLO DI CONCERTAZIONE PER LA TORINO-LIONE E’ NEI FATTI L’ESEMPIO DI CIÒ CHE GRASSO INDICA COME BUONA PRATICA DA SEGUIRE PER LA PROGETTAZIONE DELLE GRANDI INFRASTRUTTURE IN ITALIA. SULL’ORDINE PUBBLICO IN VAL SUSA, CHIEDA INFORMAZIONI AL PROCURATORE CAPO CASELLI

Dopo aver letto alcune dichiarazioni del Presidente Grasso tratte dalla sua Lectio Magistralis sulla ‘Grande alleanza tra politica e scienza’, tenuta ad Erice in occasione della 46ma sessione del seminario internazionale sulle emergenze planetarie “The role of science in the third millennium”, non ho potuto trattenermi dal fare alcune considerazioni.
Condivido il suo pensiero; è vero che oggi non si può più ritenere di realizzare una grande opera infrastrutturale, frutto di applicazione scientifico-tecnologica, senza prima valutarne insieme a tutte le componenti interessate l’impatto ambientale e sociale, siamo nel terzo millennio e gli anni 60 sono un ricordo della storia, la sensibilità ambientale si è molto accresciuta, fortunatamente.
Mi corre però l’obbligo, ad onor di verità, far notare al Presidente Grasso che per quanto riguarda la TAV, la famosa tratta Torino – Lione, con la costituzione nel dicembre 2006 dell’Osservatorio Tecnico (presieduto da Mario Virano, Commissario straordinario di Governo) il tema della concertazione e della condivisione, sia stato e sia un punto qualificante e innovativo del percorso che ha portato alla definizione di un nuovo progetto e all’apertura del Cantiere di Chiomonte. Infatti c’è stata una ampia condivisione con gli enti locali interessati: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, comuni della Valle di Susa e tutti i Comuni dell’area metropolitana Torinese interessati dall’attraversamento della Linea. Ovviamente questo percorso, fatto di 204 riunioni, 300 audizioni di cui 65 internazionali, 10 gruppi di lavoro e 9 quaderni pubblicati con tutti gli studi tra cui anche le voci contrarie, é stato fatto con chi si è reso disponibile e non ha rifiutato il confronto in maniera aprioristica e ideologica.
Vale la pena di ricordare che gli enti locali che si sono sottratti a questo confronto sono una piccolissima minoranza.
Tutta questa mole di lavoro ha prodotto una modifica sostanziale del tracciato iniziale, per qualità e impatto ambientale e mitigazione degli effetti del cantiere.
Molti degli amministratori che nel 2005 erano contrari all’opera oggi sono sostenitori del progetto, risultato ottenuto grazie all’ascolto e all’accoglimento di molte delle loro richieste. Questi numeri testimoniano come l’esperienza Piemontese vada nella direzione auspicata da Grasso al punto che questo modello andrebbe applicato in modo permanente per la progettazione e la realizzazione delle Infrastrutture del nostro Paese. Sono certo che se questi elementi fossero stati a disposizione del Presidente Grasso prima del suddetto intervento, la Lectio Magistralis non avrebbe contenuto il riferimento alla Torino Lione tra le opere che potevano prevedere una soluzione più rispettosa del contesto nel quale vengono realizzate.
Conoscendo personalmente la correttezza istituzionale e l’onestà intellettuale del Presidente del Senato, sono certo che il suo pensiero sia frutto di un ragionamento generale e non sia minimamente lo sposare tesi politiche di alcuni gruppi politici.
L’Italia ha un disperato bisogno di investimenti infrastrutturali, rispettosi del territorio e dell’ambiente. La politica ha il dovere di ascoltare e concertare ma soprattutto ha il dovere di decidere respingendo l’egoismo terriroriale che ha un nome: sindrome Nimby.
Inoltre, suggerisco al Presidente Grasso, per quanto riguarda il tema dell’ordine pubblico in Val di Susa, di chiedere al Procuratore Capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli, impegnato nel contrastare la violenza di gruppi che nulla hanno a che vedere con la Val di Susa, a che livello sia arrivato il clima di intimidazione nei confronti delle imprese e dei lavoratori che lavorano per il cantiere della Torino Lione, oppure di telefonare al sindaco di Susa, al Sindaco di Chiomonte o al Sindaco di Sant’Antonino di Susa e chiere loro a quali livelli di intimidazione ed attacchi sono sottoposti per la sola ragione di essere Amministratori favorevoli alla realizzazione alla Torino – Lione ed aver contribuito a migliorare il progetto. La sua lunga esperienza di Grande Magistrato Antimafia consentirà velocemente a Grasso di comprendere che la violenza non sia opera dei cittadini valsusini ma – come testimoniano gli arresti e le denunce di questi mesi – sia opera di appartenenti all’area Anarcoinsurrezionalista dei centri sociali provenienti da altre regioni italiane e da altri paesi d’europa.
Chiedo infine al Presidente Grasso di accogliere l’invito che gli è pervenuto, attraverso una lettera a lui indirizzata a firma di Antonio Ferrentino, Sindaco di Sant’Antonino di Susa, e a nome di molti altri Sindaci, ad incontrarli per rendersi conto personalmente di quanto da me sommariamente descritto.