C’è aria di smobilitazione Alitalia abbandona Torino

Luca Ferrua – LaStampa

Martedì Torino diventerà ufficialmente la sede dell’Authority dei Trasporti. I compiti del nuovo ente saranno, tra gli altri, stabilire le condizioni minime di qualità dei servizi di trasporto nazionali e locali e svolgere funzioni di vigilanza in materia di diritti aeroportuali. Proprio per questo Torino potrebbe doversi occupare presto di Torino o meglio del rapporto che la compagnia di bandiera ha con Caselle.

Tanto per cominciare, nel piano strategico che Alitalia ha presentato a Roma a luglio, Torino è quasi scomparsa, non si evidenziano piani di crescita dopo la cancellazione di molti voli verso l’Europa. Alitalia punta a una crescita ulteriore su Roma e Milano mentre scommette su Airone per Palermo, Catania, Venezia e Pisa.

Già a luglio i senatori Pd guidati da Stefano Esposito, uno dei sostenitori dell’operazione Authority a Torino, avevano chiesto al ministro Lupi di intervenire perché la compagnia stava penalizzando Caselle. Il verdetto si conoscerà il 23 settembre, quando si concretizzeranno le strategie di Alitalia in vista dell’orario autunnale ma la preoccupazione cresce.

I dipendenti di Caselle temono la cassa integrazione, sanno che anche se sono sempre in crescita le compagnie straniere che credono in Torino – Vueling, Transavia e Volotea per citare le ultime arrivate – ma senza Alitalia c’è poco futuro. Altro genere di preoccupazione colpisce chi lavora per Alitalia a Torino: oltre 200 persone, una ventina di comandanti, altrettanti piloti e circa 120 elementi di personale di bordo che ormai temono il trasferimento a Roma.

La parola che nessuno vuole pronunciare è «re-hubbing» ovvero il ripotenziamento di Fiumicino a scapito degli aeroporti meno strategici, lista nella quale Torino è relegato. La strategia è far rientrare il maggior numero possibile di voli a Roma la sera in modo da non aver equipaggi che «dormono fuori». In questo modo i voli partono presto dalla Capitale a servizio della clientela business, arrivano in mattinata a Torino per tornare a Fiumicino in tempo per le connessioni con i voli internazionali, i «lungo raggio» che Alitalia vuole incrementare proprio da Roma. In questo la clientela d’affari in partenza dal Piemonte verrebbe quasi costretta a scegliere l’alta velocità. Per fare un esempio pratico oggi «dormono» a Torino tre aerei, ma ci sarebbe un progetto secondo il quale da ottobre ne resterà solo uno. Salterebbero così collegamenti romani e verrebbe minacciato pure quello con Napoli, fondamentale per tanti dipendenti Fiat e Alenia. Ed è stato visto anche nell’ottica degli spazi che si liberano il rinnovato interesse di Blu Express per Torino. «Il nostro aeroporto – spiega Esposito – rischia di rimetterci più di tutti in questa logica di tagli di Alitalia che continua a puntare su Fiumicino, dove i lavori del nuovo terminal faticano. Torino è un aeroporto di grandi potenzialità ma rischia la crisi perché viene sottovalutato dalla compagnia di bandiera. E’ una follia».

E non è l’unica. Perché una delle rotte che a Torino fa più parlare di sé è quella per Reggio Calabria, una rotta particolare: per le caratteristiche dell’aeroporto serve un’abilitazione per atterrare. Tra i piloti che fanno base a Torino questa abilitazione è rara. Così per volare a Reggio devono arrivare da Roma pilota ed equipaggio, e le spese aumentano. A settembre Alitalia ha pagato 430 notti in un hotel del centro, denaro che si poteva risparmiare. «Torino – conclude Esposito nel suo appello al ministro –, sta progettando una nuova infrastruttura che collega Caselle alla città. Se ci spingono a prendere il treno per decollare da Milano o da Roma perché sprecare questi soldi?».

La partita è aperta e la decisione è imminente. Il ruolo di Authority dei Trasporti potrebbe giocare un ruolo decisivo e infatti, dopo l’assegnazione governativa, certe decisioni che sembravano già prese sono tornate in discussione. Per Torino e le sue potenzialità turistiche è una partita chiave.