Guerra delle tessere “Emergenza democratica nel Pd”

Andrea Rossi – LaStampa

Adesso volano gli stracci. E dire che il congresso provinciale del Pd è appena iniziato. Ieri si è votato nel primo circolo, a Gassino: un delegato per Fabrizio Morri e uno per Alessandro Altamura. Ma l’attenzione era tutta altrove, ovvero sul polverone alzato sulla corsa sfrenata alle tessere innescata nelle scorse settimane. E se nei giorni scorsi si trattava di rumors, ora il bubbone è scoppiato. Il sindaco di Settimo Aldo Corgiat, uno dei quattro candidati alla segreteria, ieri è sbottato: «Non è accettabile che il partito sia ormai nelle mani di una sola famiglia. Faccio appello a tutti i candidati nazionali affinché vengano di persona a Torino a verificare la gravità della situazione». Corgiat punta il dito sugli ex gruppi dirigenti che hanno «consentito, fatto crescere e in parte utilizzato questo sistema». Quale sistema? Un proliferare di pacchetti di tessere detenuti nelle mani di alcuni notabili e usati al servizio di questa o quella causa. La causa, in questo caso, è la candidatura alla segreteria provinciale di Fabrizio Morri, capofila del fronte renziano, coinvolto solo indirettamente nella polemica. «Non voglio commentare», dice Morri. «Dicono solo che di pacchetti di tessere io non ne ho. E che ho chiesto lumi alla commissione per il congresso.

Corsa al tesseramento

Corgiat, che ieri ha visto il sindaco di Torino, Fassino, insiste: «Questa corsa va fermata. Dobbiamo farlo insieme, tutti e quattro i candidati. Mentre qualcuno giocava a occupare il Pd quest’estate, c’è chi l’ha fatto per davvero».

A dargli manforte intervengono in molti. A cominciare dal senatore Stefano Esposito. Che fa nomi e cognomi: «Sono due anni che denuncio pubblicamente, in totale solitudine, il sistema del tesseramento a pacchi messo in campo da Salvatore Gallo. È dal 1972 che fa politica così, fino al 1992 nel Psi, poi nella Margherita e ora nel Pd. Il punto è se vogliamo che un sistema di adesione poco trasparente, che ha portato alla distruzione un partito glorioso come il Psi, diventi metodo anche nel Pd». Gli fa eco Luca Cassiani: «Quando una partita è truccata, è inutile giocarla».

Polemiche a non finire

Corgiat e i suoi sostenitori chiedono l’intervento dell’attuale segretario, Alessandro Altamura, anche lui candidato. Il quale ieri ha dato mandato a segretari di circolo e garanti di vigilare e segnalare qualsiasi anomalia. «Chi ha qualche elemento lo deve segnalare ufficialmente alla commissione», dice Altamura. «Per quel che mi riguarda, ho una sola tessera, la mia. E invito tutti candidati al rispetto delle regole e alla civiltà del confronto». Matteo Franceschini Beghini, anche lui in corsa per la segreteria, chiede chiarezza. «Lo dobbiamo ai nostri elettori. Non ci possono essere ombre sul congresso. Si analizzi la situazione, con trasparenza, e si veda se l’incremento di iscritti (normale, quando c’è un congresso) è anomalo e preoccupante».

Per tutta risposta, Tina Pepe, presidente della commissione per il congresso, ha invitato tutti (testuale) a «una maggiore sobrietà nelle comunicazioni. Affermazioni generiche rispetto a presunte anomalie rischiano solo di denigrare il nome del partito».

Adesso volano gli stracci. E dire che il congresso provinciale del Pd è appena iniziato. Ieri si è votato nel primo circolo, a Gassino: un delegato per Fabrizio Morri e uno per Alessandro Altamura. Ma l’attenzione era tutta altrove, ovvero sul polverone alzato sulla corsa sfrenata alle tessere innescata nelle scorse settimane. E se nei giorni scorsi si trattava di rumors, ora il bubbone è scoppiato. Il sindaco di Settimo Aldo Corgiat, uno dei quattro candidati alla segreteria, ieri è sbottato: «Non è accettabile che il partito sia ormai nelle mani di una sola famiglia. Faccio appello a tutti i candidati nazionali affinché vengano di persona a Torino a verificare la gravità della situazione». Corgiat punta il dito sugli ex gruppi dirigenti che hanno «consentito, fatto crescere e in parte utilizzato questo sistema». Quale sistema? Un proliferare di pacchetti di tessere detenuti nelle mani di alcuni notabili e usati al servizio di questa o quella causa. La causa, in questo caso, è la candidatura alla segreteria provinciale di Fabrizio Morri, capofila del fronte renziano, coinvolto solo indirettamente nella polemica. «Non voglio commentare», dice Morri. «Dicono solo che di pacchetti di tessere io non ne ho. E che ho chiesto lumi alla commissione per il congresso.

Corsa al tesseramento

Corgiat, che ieri ha visto il sindaco di Torino, Fassino, insiste: «Questa corsa va fermata. Dobbiamo farlo insieme, tutti e quattro i candidati. Mentre qualcuno giocava a occupare il Pd quest’estate, c’è chi l’ha fatto per davvero».

A dargli manforte intervengono in molti. A cominciare dal senatore Stefano Esposito. Che fa nomi e cognomi: «Sono due anni che denuncio pubblicamente, in totale solitudine, il sistema del tesseramento a pacchi messo in campo da Salvatore Gallo. È dal 1972 che fa politica così, fino al 1992 nel Psi, poi nella Margherita e ora nel Pd. Il punto è se vogliamo che un sistema di adesione poco trasparente, che ha portato alla distruzione un partito glorioso come il Psi, diventi metodo anche nel Pd». Gli fa eco Luca Cassiani: «Quando una partita è truccata, è inutile giocarla».

Polemiche a non finire

Corgiat e i suoi sostenitori chiedono l’intervento dell’attuale segretario, Alessandro Altamura, anche lui candidato. Il quale ieri ha dato mandato a segretari di circolo e garanti di vigilare e segnalare qualsiasi anomalia. «Chi ha qualche elemento lo deve segnalare ufficialmente alla commissione», dice Altamura. «Per quel che mi riguarda, ho una sola tessera, la mia. E invito tutti candidati al rispetto delle regole e alla civiltà del confronto». Matteo Franceschini Beghini, anche lui in corsa per la segreteria, chiede chiarezza. «Lo dobbiamo ai nostri elettori. Non ci possono essere ombre sul congresso. Si analizzi la situazione, con trasparenza, e si veda se l’incremento di iscritti (normale, quando c’è un congresso) è anomalo e preoccupante».

Per tutta risposta, Tina Pepe, presidente della commissione per il congresso, ha invitato tutti (testuale) a «una maggiore sobrietà nelle comunicazioni. Affermazioni generiche rispetto a presunte anomalie rischiano solo di denigrare il nome del partito».