Tav, beffa compensazioni “Primi fondi solo nel 2016”

Maurizio Tropeano – LaStampa

La talpa ha iniziato a rosicchiare la roccia e sono iniziati gli allineamenti. «Sta funzionando, e funzionando bene. Hanno trovato una quadratura», fanno sapere da Ltf. Un modo per rispondere alle accuse dei No Tav: lo scavo è solo uno spot. Ma il vero spot, anche elettorale, per il movimento contro il supertreno arriva dai palazzi del potere romano dove nella predisposizione del disegno di legge di stabilità i fondi per le compensazioni (otto milioni) e per l’avvio dei lavori (un anticipo di 49 milioni) sono stati di nuovo rinviati nel tempo e non potranno più essere messi a disposizione del territorio l’anno prossimo ma solo nel 2016 (i primi) e nel 2017 (i secondi).

Adesso è iniziata una corsa contro il tempo: il ministero delle Infrastrutture ha predisposto due emendamenti ma sono arrivati fuori tempo massimo: si sta cercando di capire chi li presenterà se il relatore della legge di stabilità o il governo: «Questa – spiega la senatrice Pd, Magda Zanoni – sarebbe la strada migliore per farli approvare. Ci stiamo lavorando».

Il governo corre ai ripari

Un lavoro complicato dal fatto che nella commissione bilancio di Palazzo Madama gli emendamenti sono raccolti in 14 faldoni di documentazione, un vero assalto politico alla diligenza che trasporta i soldi. Zanoni non pensa ad un blitz ma l’effetto di questo slittamento rischia di complicare la vita a quegli amministratori valsusini, come i sindaci di Chiomonte (Renzo Pinard) e Susa (Gemma Amprino) che hanno scelto di non opporsi all’opera ma di provare a ridurne l’impatto per il territorio ottenendo anche interventi compensativi.

In quei Comuni (come nella stragrande maggioranza dei paesi valsusini) si vota nella prossima primavera e se davvero quei soldi dovessero arrivare solo nel 2016 il governo e la maggioranza delle larghe intese darebbero un’arma in più alle liste civiche vicine al movimento. E poi si potrebbe anche perdere di credibilità nei confronti di Parigi e di Bruxelles proprio nel momento in cui a livello comunitario si sta discutendo dell’assegnazione dei contributi.

Resta da capire come sia stato possibile arrivare a questa situazione. Stefano Esposito, vicepresidente della Commissione Trasporti del Senato, è sconsolato: «Tutti a fare passerella a Chiomonte e poi nessuno del governo che controlli che gli impegni, solenni e annunciati dai ministri, siano rispettati. Questa è la politica migliore per far vincere Grillo e i No Tav in Valsusa».

Corsa contro il tempo

Già, perché ai primi mesi di maggio la stessa operazione di spostamento dei fondi era stata fatta durante i lavori del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica. Allora il blitz andò in fumo per la denuncia pubblica del senatore Esposito e poi per la mobilitazione degli altri parlamentari e degli enti locali. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, intervenne di persona. E da allora l’attenzione del governo verso la Valsusa si è evidenziata anche con gli interventi a favore delle imprese colpite dalle azioni di sabotaggio. Adesso è arrivato un altro stop. «Ho creduto – commenta Esposito – che la Torino-Lione sè una questione nazionale e che il governo se ne sarebbe fatto carico dando seguito al rispetto di impegni presi solennemente e pubblicamente da tanti ministri. Queste situazioni mi fanno pensare che la Tav sia considerata da molti come una mia battaglia personale. Se è così io sono stanco e non ho molta voglia di fare il cane da guardia».

Il confronto si sposta al Senato. Zanoni assicura che «l’impegno sarà massimo». Certo, è una corsa contro il tempo e ad ostacoli rappresentati dalle varie lobby territoriali. Per questo motivo la senatrice spinge per l’intervento del governo, l’unico modo per evitare l’autogol.