VOICE CARE: “CON IL FALLIMENTO 200 PERSONE A RISCHIO”

DECISIVE LE CONDIZIONI PREVISTE DAL CONCORDATO PREVENTIVO DI SEAT PAGINE GIALLE CHE CAUSANO LA PERDITA DELL’80% DEI CREDITI

Voice Care, società con sede a Chivasso e controllata al 100% da People Care, ha comunicato in data 9 gennaio 2014 presso l’Unione Industriale di Torino alle OO.SS. e R.S.U. la situazione patrimoniale fortemente negativa dovuta alla comunicazione ricevuta il 20 dicembre 2013 dal concordato di Seat Pagine Gialle Italia in merito alla decisione di non pagare l’80% dei circa due milioni di euro dovuti al gruppo.
Voice Care, costituita nel 2010 per acquisire i lavoratori del call center del Gruppo Seat Pagine Gialle impegnati nella sede ex Telegate Italia di Torino, gestisce parte dei servizi 12.40 “Pronto Pagine Bianche” e 89.24.24 “Pronto Pagine Gialle”.
L’accordo di minimo garantito, alla base dell’acquisizione, prevedeva l’impegno di Seat Pagine Gialle ad assicurare la commessa sui servizi relativi ai numeri telefonici 12.40 e 89.24.24 fino a metà 2015. In cambio Voice Care e People Care si sono impegnate a mantenere immutata l’occupazione (circa 830 lavoratori).
A causa della decisione dell’organo Commissariale, Voice Care si è vista azzerare il proprio patrimonio netto, finendo in posizione negativa per l’ammontare dei crediti commerciali non riscossi.
Ci si chiede come sia possibile che una procedura concorsuale, che ha lo scopo di salvare i lavoratori si accanisca contro i lavoratori che fino a tre anni prima erano nel Gruppo Seat Pagine Gialle.
Peggio ancora, il fallimento di Voice Care, causato dallo stesso concordato, implicherebbe la perdita del lavoro per circa 200 persone, e quindi (oltre al danno la beffa!) il rischio che si consideri il Gruppo People Care e Voice Care inadempiente rispetto alla garanzia occupazionale. Di conseguenza Seat Pagine Gialle potrebbe ridurre il volume della commessa causando un effetto domino che metterebbe a rischio più di mille lavoratori.
Su questa vicenda ho presentato un’Interrogazione al Ministro del Lavoro e al Ministro dello Sviluppo economico e auspico un intervento anche da parte delle istituzioni torinesi dal momento che siamo di fronte al rischio di un nuovo, duro e drammatico colpo all’economia e all’occupazione della nostra Provincia.