GLI ASSALTI ALLE SEDI DEL PD E IL SILENZIO DEGLI INTELLETTUALI

Questa notte si è verificato un nuovo assalto a una sede del PD. Sono oramai mesi che si susseguono, a intervalli sempre più ravvicinati (sarà forse per il clima elettorale) atti violenti e intimidatori nei confronti di persone e di locali del nostro partito. Che si tratti di scritte e gesti vandalici o di lettere di minaccia o di ordigni più o meno pericolosi, è a tutti evidente che siamo di fronte a una vera e propria campagna d’odio politico e di intolleranza condotta contro il nostro partito. Le forze dell’ordine fanno al meglio il loro lavoro, sanno dove cercare i responsabili di tali codarde spedizioni, ovvero negli ambienti anarco-insurrezionalistici e nelle frange No Tav più fanatiche.

Quello che, però, inquieta maggiormente è lo strano ‘clima’ che nell’opinione pubblica pare circondare questi fatti, quasi si trattasse di ordinario teppismo e non fosse in gioco qualcosa di ben più importante, ovvero la libertà di pensiero, di associazione politica e, quindi, la democrazia stessa. Non è accettabile questa sorta di assuefazione o di indifferenza di fronte a reiterati attacchi condotti contro un partito politico, per ‘punirne’ le posizioni e le idee.

Lo stesso ‘clima’, peraltro, lo registriamo anche rispetto a quanto sta accadendo al processo che vede imputati i No Tav per gli episodi violenti al cantiere di Chiomonte. Può considerarsi ‘normale’ che i magistrati vengano minacciati o irrisi?

Abbiamo conosciuto la violenza politica, sappiamo bene a quali conseguenze può giungere l’estremismo politico, e non ci sono certo ignoti i fattori premonitori. Squadrismo contro i ‘nemici’ politici, discredito della magistratura e delle istituzioni, criminalizzazione dell’operato delle forze dell’ordine, falsificazione della realtà per scopi ideologici, questi sono gli ingredienti di un cocktail pericoloso. Ne aggiungo un quinto: silenzio, se non complicità, da parte dell’intellettualità.

Se intellettuali, politici e persone comuni preferiscono girare la testa e cucirsi la bocca, allora si finisce per ‘coprire’ i violenti offrendo ‘alibi’ per proseguire nelle loro azioni.

Quando la sede di un partito diventa un bersaglio, questo non è un problema di quel partito, ma è un problema di tutti. Questo basilare principio che regola la vita di una comunità democratica è ancora ritenuto valido nella nostra città?