INACCETTABILE CHE LA MANIFESTAZIONE DEL 10 MAGGIO ABBIA COME PAROLE D’ORDINE L’ATTACCO AI MAGISTRATI. L’APPELLO DEGLI INTELLETTUALI NO TAV MI RICORDA QUELLO CONTRO CALABRESI. ISTITUZIONI , POLITICA E INFORMAZIONE NON LASCINO SOLI I MAGISTRATI

L’appello ‘contro la vendetta di Stato’, pubblicato sul sito notav.info e firmato da scrittori, intellettuali e giornalisti in vista della manifestazione del 10 maggio, non ha nulla a che vedere con il sacrosanto diritto di manifestare, ma assomiglia molto ad un incitamento all’odio.

Che le varie sigle della galassia antagonista ed anarchica rifiutino lo Stato e disprezzino le istituzioni, le forze dell’ordine e la magistratura non sorprende. Ma che siano degli intellettuali e dei giornalisti a sposare il teorema della ‘vendetta di Stato’ contro i No Tav autori di gravi atti di violenza, sostituendosi così ai giudici e promulgando sentenze di assoluzione in nome di un qualche fantomatico ‘tribunale del popolo’, questo sì che preoccupa e allarma.

Preoccupa e allarma perché vengono indicati dei responsabili: i due PM e il GIP della Procura di Torino che seguono il procedimento. E quando le persone vengono messe all’indice rischiano di trasformarsi in bersagli. Bersagli non solo di parole, come recenti fatti hanno purtroppo dimostrato.

Mi chiedo come possa quella intellettualità di sinistra, che per anni ha combattuto gli indegni attacchi di Silvio Berlusconi alla magistratura, arrivare a fare propria una campagna denigratoria nei confronti dei magistrati della Procura di Torino.

La manifestazione del 10 maggio è convocata con partenza davanti al Palazzo di Giustizia di Torino, un fatto gravissimo. L’ultima volta che un corteo è transitato davanti a quella sede, tutti ci ricordiamo come andò a finire.

Le parole d’ordine sono state scritte. Sarà una manifestazione non contro la TAV, ma contro la magistratura, contro la ‘repressione’, contro lo Stato che tiene ‘prigionieri’ dei giovani protagonisti della ‘resistenza’. Da una parte gli aguzzini, dall’altra gli innocenti.

Gli esponenti della frangia violenta che si è impossessata della bandiera No Tav non sono i primi a credersi eredi dei partigiani e a pensare di condurre una lotta di liberazione. Lo credevano anche i brigatisti e gli altri terroristi rossi. E non è neppure la prima volta che degli intellettuali e dei giornalisti firmano appelli parlando di ‘vendetta di Stato’. Ricordo nel 1971 il manifesto contro il commissario Calabresi. Anche lì si accusavano i magistrati ‘persecutori’ e i giudici ‘indegni’.Tutti sappiamo cosa successe. Ma, evidentemente, la storia non insegna nulla alle menti offuscate dall’odio ideologico.

Non possiamo far passare nel silenzio questo appello, questa indicazione dei bersagli da colpire: lo dico vivendo in prima persona un isolamento politico, anche all’interno del mio partito. Questo, però, non mi impedisce, anche in solitudine, di continuare ad avvertire e denunciare la deriva che sta assumendo questa vicenda.

Non si possono lasciare soli i magistrati, le forse dell’ordine e i rappresentanti delle istituzioni che svolgono il loro compito come previsto dalla Costituzione. Mi auguro che il CSM, e il suo vicepresidente Michele Vietti, le istituzioni, la politica e l’informazione tutta non lascino soli i magistrati della Procura di Torino e le forze dell’ordine.