CAMERE DI COMMERCIO: RIFORMARLE NON SOPPRIMERLE

“Le Camere vivono con risorse proprie, non sono un costo. Le si renda più vicine alle imprese senza trasferire funzioni e oneri ai Comuni o ai Ministeri”

Dichiarazione del Sen. Elena FISSORE e del Sen. Stefano ESPOSITO

 

“Le Camere di Commercio operano con proprie risorse e senza alcun trasferimento da parte dello Stato. Non solo è sbagliato considerarle enti ‘inutili’ e costosi per i cittadini, ma la loro soppressione tout court si ripercuoterebbe negativamente sulla spesa pubblica (perché Ministeri e Comuni dovrebbero farsi carico delle funzioni e dei relativi oneri). Per questo riteniamo necessario che il sistema camerale venga non azzerato, ma riformato attraverso un’opera di razionalizzazione che renda le Camere più vicine al sistema delle imprese”: questa la richiesta avanzata al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio dai Senatori del Partito Democratico Elena FISSORE e Stefano ESPOSITO.

“La nostra non vuole essere una difesa d’ufficio – spiegano Elena FISSORE e Stefano ESPOSITO – ma le Camere operano con proprie risorse raccolte dalle imprese attraverso il diritto annuale e i diritti di segreteria, cioè la vendita dei servizi. L’eliminazione del diritto annuale con il contestuale trasferimento delle funzioni relative ai Comuni o ai Ministeri, costringerebbe ad ulteriori esborsi da parte di questi ultimi: si tratta di somme stimabili in circa 1 miliardo di euro che i Comuni piuttosto che i Ministeri dovrebbero reperire per far fronte alla gestione delle funzioni, dei dipendenti e delle strutture immobiliari”.

“In buona sostanza, se è vero che l’eliminazione del diritto annuale porterebbe uno sgravio per le imprese, è anche vero che i Comuni oppure i Ministeri destinatari delle funzioni sarebbero onerati per pari importo, con conseguente ripercussione sugli equilibri di bilancio e sul patto di stabilità; in pratica, togliere questo onere alle imprese con una mano, significa riprenderselo con la fiscalità generale con un’altra mano”.

I Senatori Elena FISSORE e Stefano ESPOSITO avanzano alcune proposte alternative all’eliminazione delle Camere, ovvero promuovere una unione tra Camere di Commercio contigue oppure ipotizzare di sopprimere solo quelle Camere che non siano in equilibrio di bilancio (e che dunque per “sopravvivere” debbano ricorrere al finanziamento del Fondo di perequazione di Unioncamere) e che non siano in grado di riversare almeno il 20% delle proprie entrate a favore del sistema economico per il tramite dei c.d. interventi promozionali”.

Inoltre, le Camere potrebbero intervenire a supporto dello Stato assumendosi la gestione di alcuni pezzi dell’amministrazione, come ad esempio l’ICE (il tema dell’export rientra a pieno titolo nel core business degli Enti camerali), sostenendo i Consorzi Fidi o comunque operando per agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese, oppure intervenendo nelle infrastrutture digitali, incentivando la diffusione ed in parte finanziando la banda ultra larga per le imprese.

“È possibile una riforma che elimini le inefficienze senza giungere a una mera soppressione – concludono i Senatori Elena FISSORE e Stefano ESPOSITO – che non solo porterebbe interi territori a non avere più rappresentanza, ma lederebbe l’autorevolezza ed il ruolo che svolgono le parti sociali che hanno in questi anni, proprio all’interno dei consigli camerali, garantito rappresentanza e lavorato in favore delle piccole e medie imprese di tutti i settori soprattutto in un momento economico così difficile e delicato”.