1° Maggio, dov’è la società civile?

Il Primo Maggio di Torino è stato sporcato dall’ala antagonista che ha assaltato lo spezzone del Pd con l’obiettivo di impedirne la partecipazione al corteo. Un’azione ampiamente annunciata sui siti che fanno riferimento alla galassia dei centri sociali, degli anarco-insurrezionalisti e delle frange No Tav più fanatiche.

Sono oramai mesi che si susseguono atti violenti e intimidatori nei confronti di dirigenti e sedi del Pd. Che si tratti di scritte e gesti vandalici, lettere di minaccia od ordigni più o meno pericolosi, è oramai evidente che siamo di fronte a una vera e propria campagna d’odio politico condotta contro il mio partito, additato come il principale sostenitore della realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, quella Tav che secondo la vulgata antagonista sarebbe ambientalmente devastante, inutile e interessante solo per le mafie.

L’opposizione alla Tav da tempo si è trasformata in un qualcosa di radicalmente diverso dalla contestazione degli abitanti di un territorio contro un’infrastruttura: la Valle di Susa è diventata per gli antagonisti di tutta Italia e non solo, la palestra dove esercitarsi al ‘tiro al poliziotto’ e perfezionare i metodi di lotta contro lo Stato e le istituzioni. Qui i violenti hanno preso il comando del movimento e trasformato la bandiera No Tav nella madre di tutte le battaglie.

In Valle di Susa il cantiere più volte è stato assaltato con metodi para-militari, con centinaia di feriti tra le forze dell’ordine. Gli imprenditori e i lavoratori costretti a vivere nella paura e i loro mezzi dati alle fiamme. Gli amministratori locali minacciati di morte. I magistrati insultati e irrisi addirittura durante le udienze. A Gian Carlo Caselli in più di una circostanza è stato impedito di partecipare ad iniziative pubbliche. Ad un giornalista è stata recapitata una chiavetta imbottita di esplosivo che avrebbe potuto provocare vittime. Il sottoscritto ha trovato in omaggio sull’uscio di casa delle bottiglie esplosive ed è costretto da mesi a vivere con la scorta per il solo fatto di essere a favore di un treno.

Quello che, però, inquieta maggiormente è lo strano “clima” che nell’opinione pubblica pare circondare questi fatti, quasi di assuefazione e di indifferenza, come se non fossero in gioco la vita delle persone e la democrazia stessa.

Anche ieri una parte della politica non ha denunciato le violenze, ma ha voluto fornire copertura ai violenti: la deputata grillina Laura Castelli ha invitato il Pd a starsene a casa, definendo una “provocazione” la partecipazione del nostro partito al corteo, mentre Marco Revelli ha accusato la polizia secondo il consolidato copione della sinistra extra-parlamentare che considera allievi di Gandhi quelli che vanno in piazza con caschi e spranghe.

Sappiamo bene a quali conseguenze può giungere l’estremismo politico, e non ci sono certo ignoti i fattori premonitori: squadrismo contro i “nemici” politici, discredito della magistratura e delle istituzioni, criminalizzazione dell’operato delle forze dell’ordine, falsificazione della realtà per scopi ideologici, silenzio, se non complicità, da parte dell’intellettualità.

Il saldarsi di tutto l’antagonismo italiano ed europeo, a cominciare dai No Tav e dai No Terzo valico, non è un problema che si può lasciar gestire solo alla magistratura e alle forze dell’ordine. Occorre una strategia più ampia ed efficace di contrasto di questo fenomeno che mette a repentaglio i principi e le regole della comunità democratica. Serve una grande mobilitazione della politica, dell’informazione e della società civile contro gli autori delle violenze, contro i loro ‘mandanti e contro chi offre loro giustificazioni. Solo così si potrà porre fine a questa caccia all’uomo ed evitare che qualcosa di ancora più grave possa verificarsi.