Tav, dopo le minacce solo promesse per l’imprenditore

Massimo Numa – LaStampa
La Geomont di Bussoleno, specializzata in sondaggi geognostici, è stata vittima di attentati incendiari e intimidazioni, l’ultima a luglio. Bilancio finale, 400 mila euro di danni in macchinari bruciati. La sua colpa è quella di avere lavorato per la Torino-Lione, infrangendo tra il diktat imposto dalle frange violente del movimento No Tav alle imprese locali: «Nessuna collaborazione con chi devasta il territorio». Ma il titolare, Giuseppe Benente, portò i suoi mezzi e i suoi operai prima nei terreni dei sondaggi, preliminari al progetto, poi all’interno nel Tav.
«Traditore, vergognati»
Comparvero scritte minacciose, persino in montagna per indicare il «traditore». Questa premessa serve per spiegare cosa sta accadendo ora. Tutte le forze politiche favorevoli alla Tav avevano espresso dopo la catena di attentati solidarietà alla Geomont. Ci fu una passerella di politici nell’azienda di Bussoleno, ancora con il fumo che saliva dai mezzi incendiati.
Oggi la Geomont è un passo da una crisi forse irreversibile. Gli aiuti alle aziende come Martina, Lazzaro, Itinera e altre, colpite dai sabotaggi, erano stati inseriti in un decreto legge ma non sono mai arrivati; si era mobilitata anche la Regione attraverso un intervento di Finpiemonte. L’imprenditore, così come gli altri danneggiati, ha seguito tutte le procedure, si è fatto assistere da Confcommercio, ha posto come garanzia le sue proprietà personali per avere quella somma di denaro, e ripartire con serenità. Risultati zero. Alcuni istituti di credito, anche importanti, hanno alzato un muro invalicabile.
La normalizzazione
Lo denuncia il vice-presidente della Commissione Trasporti Stefano Esposito, senatore Pd: «Tutte le pratiche burocratiche sono state completate, non ci sono elementi negativi. I consulenti di Regione e Ascom lo hanno garantito. Ma non c’è stata una banca capace di compiere l’ultimo miglio. Chiedo a Chiamparino di intervenire subito per sbloccare una situazione gravissima, che rischia di rallentare il processo di normalizzazione della Val Susa, dove se cantiere Tav va avanti e lavora, lo fa anche grazie a chi, negli anni passati, ha creduto alle promesse mettendo in pericolo l’azienda e la sicurezza».
Gli operai
Benente ha scritto una memoria. La società nasce nel ‘98, lavora in importanti cantieri della valle, nel 2005 il fatturato è pari a 6 milioni di euro con 34 dipendenti. Poi commesse in Francia, Spagna e Germania, quindi i cantieri delle Olimpiadi. Tra il 2007 e il 2011 entra in crisi. Saltano pagamenti per il fallimento di alcuni committenti nazionali, con un danno di due milioni di euro. Quindi il via alla campagna sondaggi per il Tav, svolta in condizioni difficili. «I danni causati da azioni terroristiche – scrive Benente – sono oltre 400 mila euro. Oggi la società la società sta cercando di ripartire, nel portafoglio ha nuove commesse e la possibilità di riassumere i suoi tecnici ed operai per un milione e mezzo di euro». Se le promesse di aiuto fossero state mantenute, oggi Geomont potrebbe riprendere l’attività. «Siamo pronti a sostituire i macchinari danneggiati, vogliamo riacquistare subito anche la sede storica dell’azienda».