Fatta chiarezza. Ora il premier visiti il cantiere diChiomonte

Senatore Esposito, il presidente del Piemonte sostiene che la sua azione parlamentare ha fatto chiarezza sui costi e ha scoraggiato il nascere di eventuali nuovi fronti di dissenso. È così?

«Abbiamo dimostrato che la trasparenza, la chiarezza e la vigilanza sulla Torino-Lione è in capo a chi la difende. Senza il nostro intervento non si sarebbe acceso un faro sulla lievitazione dei costi legata ad una percentuale di calcolo vecchia e non reale. Tutto questo nel silenzio dei grillini».

Lei ha chiamato in causa Renzi e gli ha inviato un dossier. Ci si aspettava un intervento del primo ministro, perchè non è arrivato?

«Il premier ha osservato, si è informato. Adesso c’è finalmente chiarezza sui costi e io mi aspetto che il premier mantenga l’impegno di venire il prima possibile in visita al cantiere di Chiomonte».

L’esclusione di Rfi dalla proprietà delle azioni del nuovo promotore è la conseguenza del pasticcio sui costi della Torino-Lione?

«Il primo risultato di questa battaglia di due mesi è che adesso è finalmente chiaro che il costo dell’opera è di 8,329 miliardi e che la quota italiana è di 2,94 miliardi. È questo il valore dell’appalto che sarà bandito in base alla legge francese che prevede un aggiornamento annuale dei prezzi e non la fissazione oggi di una percentuale che vale per il domani. Il pasticcio del 3,5% è nato così».

Non ha risposto…

«Il coinvolgimento della holding Fs nasce dai problemi legati alla patrimonializzazione della quota di Ltf fatta da Rfi. Dal mio punto di vista era centrale il coinvolgimento diretto dello Stato. Il governo,  comunque, indica i commissari e l’amministratore delegato».