COSA INTENDO PER PARASSITA POLITICO

In questi ultimi giorni, dopo una mia intervista a Repubblica, si è parlato molto del termine “parassita”, da me utilizzato. Visto che ognuno utilizza quanto da me detto dando interpretazione più o meno strumentali, cercherò di spiegare cosa intendo quando imputo a Civati e Fassina di essere dei parassiti politici.
Se un dirigente del PD, passa il proprio tempo a definire il suo partito di destra, ad imputare al Segretario e Presidente del Consiglio le peggiori nefandezze politiche, a seminare sospetti più o meno gravi su chi sostiene l’azione del governo, ad annunciare un giorno si ed un giorno no che intende andarsene, ovviamente senza farlo, lavora in modo palese per costruire un’alternativa alla linea politica definita negli organismi dirigenti del PD, ritiene, evidentemente, che quel partito sia ormai lontanissimo dal proprio sentire politico e ideale. La domanda che mi sorge spontanea è: perché continuare a stare in un Partito simile?
Evidentemente, questa la mia opinione, parlare malissimo del PD ma continuare a starci dentro garantisce visibilità politica e pubblica. Questo modo di agire per me è una forma di parassitismo politico. Usare questo termine è un’offesa? No, semplicemente rende bene l’idea di quale sia la mia opinione su questo modo di agire politico. A coloro che si indignano dico che se io mi comportassi come loro mi definirei un parassita politico.
Il dissenso politico è una cosa alta e da difendere, quello che ho descritto il queste righe non appartiene alla categoria.