CHIUSURA INDAGINI SAN MICHELE. ESPOSITO (PD): “NDRANGHETA HA CERCATO DI INFILTRARSI NEL CANTIERE TAV DI CHIOMONTE, SENZA RIUSCIRCI. INQUIETANTI LE VICENDE DELLA GALLERIA PRAPONTIN”.

L’inchiesta denominata “San Michele”, conclusa dalla Procura di Torino con la richiesta di 31 rinvii a giudizio, non solo ha confermato come la ‘ndrangheta sia fortemente e subdolamente presente nei nostri territori, ma ha dimostrato come ad oggi il perimetro costruito intorno alla Torino-Lione sia stato in grado di scongiurare qualsiasi tentativo di infiltrazione mafiosa. Era scontato il tentativo della criminalità organizzata di mettere le mani sul più grande cantiere del nostro Paese; costituisce invece una notizia molto importante il fatto che finalmente una grande e strategica infrastruttura risulti attentamente monitorata e in grado di respingere i tentacoli della criminalità che in Valle di Susa risultano essere assai attivi e radicati da tempo. Stupisce, però, che sia passata, quasi inosservata, la richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’imprenditore Giovanni Toro. Proprio quel Toro che voleva “magiare la torta” dell’Alta Velocità e che, non riuscendoci, deve aver pensato di “mangiare” un’altra “torta”, quella dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Infatti Giovanni Toro viene accusato di minacce al direttore tecnico della ditta Itinera per ottenere in subappalto i lavori di ristrutturazione della galleria Prapontin della A32 oltre che le operazioni di pulizia stradale e sgombero neve. Lo stesso Toro è accusato anche di cedere sostanze stupefacenti all’amministratore delegato di un’altra impresa valsusina, in cambio di denaro, di lavori in subappalto e notizie riservate su lavori pubblici e privati della società stessa. Mentre le recinzioni della Torino-Lione reggevano non solo alle sassaiole dei No Tav ma anche agli assalti mafiosi, l’altra infestrattura della Valle di Susa, l’autostrada Torino-Bardonecchia, si dimostrava più permeabile. Mentre la TAV risulta essere l’opera più contestata ma anche più ‘attenzionata’ d’Europa, nella vicina autostrada valsusina è possibile minacciare e corrompere per ottenere subappalti e vantaggi vari, senza che nessuno gridi allo scandalo o pretenda il ripristino della legalità. Capisco che la TAV faccia notizia, ma il tema delle infiltrazioni mafiose merita attenzione a 360 gradi.

 

Il solo TORO Giovanni
A) del delitto p e p. dall’art 629 e p. poiché minacciava MOGGIA Mantio — direttore tecnico della s p a ITINERA dicendogli che se non avesse acconsentito a subappaltargli lavori di ristrutturazione della galleria A32 Prapontin e ad attribuirgli noli per le operazioni di pulizia stradale e sgombero neve della A32 (lavori che la società ITINERA aveva conseguito in appalto dalla società SITALFA). avrebbe rivelato ai vertici aziendali della stessa società TENERA notizie riservate riguardanti le condotte illecite e contrarie al dovere di lealtà professionale poste in essere dal medesimo MOGGIA e consistite
I) nella richiesta effettuata dal MOGGIA Manlio a VINASSA Valter di corrispondere “in nero” la somma di 10 Euro al metro cubo per una fornitura di 3000 metri cubi di cemento, acquistati dallo stesso VINASSA da ITINERA. materiale fatturato da ITINERA a 68 Euro al me. e pagato in realtà 78 Euro dal VINASSA Valter che, in tal guisa. corrispondeva a MOGGIA Manlio “in nero” la somma di Euro 30.000 in contanti:
2) nella richiesta effettuata da MOGGIA Manlio a VINASSA Valter del pagamento di una somma in contanti di Euro 50.000 con la promessa di favorirlo nell’assegnazione di subappalti per opere di pulizia stradale e sgombero neve indetto dall’ANAS, aggiudicato da ITINERA S.p.a. per il triennto 2012 — 2015, e di disincentivare LAZZARO Ferdinando dal partecipare alla gara medesima, promettendogli in cambio lavori di manutenzione stradale per l’autostrada A32, richiesta accettata da VINASSA che corrispondeva la somma al dirigente di ITINERA;
e, in tal guisa, costringeva MOGGIA Manlio a cedere, in cambio del silenzio, lavori in subappalto per la ristrutturazione della galleria A32 “Prapontin”, non inferiori al 2% dell’importo dell’opera, nonché imponeva allo stesso MOGGIA l’impiego di mezzi della TORO srI. per le opere di pulizia e sgombero neve dell’arteria autostradale A32, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno, Fatto commesso in Bruere (TO), Susa e Torino in epoca antecedente e prossima al 12 giugno 2012.
‘TORO Giovanni, RANDAZZO Alessandro e RANDAZZO Vincenzo:
Bt del reato di cui agli arti. 110, 81 cpv. c.p. e 73 comma I bis D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, perché in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno eriminoso, vendevano, offrivano e cedevano sostanza stupefacente del tipo “cocaina” ad ODETTO Fabrizio, amministratore delegato della CO.GE.FA., ricesendo il TORO in cambio denaro, lasori in subappalto nonché notizie riservate inerenti i lavori pubblici e privati della predetta CO.GE.FA ed aziende a queste collegate.
In Chi’. asso. Torino e altrove dal 29.02.2012 al 9 gennaio 2013