Non la penso come Marino con i dipendenti si dialoga

Giovanna Vitale – Repubblica
Assessore Esposito, ha fatto pace con Marino?
«Non abbiamo mica litigato, voi giornalisti esagerate sempre».
Ma come? Lei ha difeso l’autista ribelle e il sindaco le ha dato del “politico del secolo scorso” che quando c’è da sanzionare o da punire si mette in mezzo per difendere le sue clientele.
«Su questa questione abbiamo opinioni diverse. Io sto cercando di ristabilire un clima di dialogo e responsabilità, per questo ho chiamato e voluto incontrare Rosso. Ma comunque le parole di Marino non erano riferite a me. Io sono tutto tranne che un marchettaro, una categoria che non mi appartiene, tant’è che ho pagato un prezzo altissimo nella mia attività politica».
Diplomatico. Intanto il povero autista, per aver detto che la colpa dei disservizi non è solo dei lavoratori che boicottano, si è beccato una sospensione a tempo indeterminato.
«Non è vero. Poco fa il dg Micheli mi ha detto: “Guarda che noi non l’abbiamo sospeso dallo stipendio”. E dopo la lettera di scuse che Rosso ha scritto su mio suggerimento, il capo del personale lo convocherà e si andrà verso una sanzione giusta. Tre giorni di stop penso siano più che sufficienti. Non ha mica ucciso nessuno. E poi non ha nemmeno detto cose sbagliatissime».
Quindi i disagi dell’ultimo mese non si devono solo a quei cattivoni dei lavoratori ma anche, come dicono loro, ai troppi guasti e a un parco macchine obsoleto?
«Io penso che ci siano tante concause. Certamente c’è una parte del sindacato — come dimostra lo sciopero convocato per il 7 agosto dall’Usb — che rema contro l’azienda e contro i romani. E sia chiaro che quei sindacati che fanno carne da macello degli utenti resteranno fuori da ogni accordo. Li costringeremo a chiedere scusa».
Per dare un segnale e liberarsi dei troppi dirigenti strapagati, qualcuno ha proposto di licenziare quelli assunti nell’era Parentopoli da Alemanno, lei è d’accordo?
«Sarebbe bello ma dubito si possa fare. Però li si può far lavorare. E non è detto che debbano restare negli uffici, se abbiamo bisogno di controllori o di autisti, gli si fa un bel corso di formazione e li si manda in strada».
Viste le sue battaglie a favore dell’alta velocità, pensa di riuscire a trasformare l’Atac in Atav?
«È il mio sogno e credo che i romani me ne sarebbero grati. Battute a parte, in giunta abbiamo già stanziato 178 milioni per la ricapitalizzazione e 50 per la manutenzione dei mezzi. Un primo passo che ci porterà lontano».