Cosche e capiclan allarme del Viminale “Roma è la capitale dei mafiosi latitanti”

FEDERICA ANGELI – Repubblica
NON SI placa la morsa della criminalità organizzata a Roma e nel Lazio. È la relazione presentata ieri dal Viminale a dare un’immagine preoccupante di quanto le cosche continuino a fare affari in tutte le province e in particolare sul litorale romano, il cui municipio è stato appunto sciolto per mafia dal ministro Alfano su proposta del prefetto Gabrielli. La relazione racconta le attività e i risultati della Dia, la direzione investigativa antimafia, relativi agli ultimi sei mesi del 2014. «A Roma e nel Lazio si legge nelle 296 pagine del rapporto- perdura un attivismo criminale polivalente. Alla malavita autoctona, riconducibile a gruppi criminali locali, si somma quella organizzata riferibile alle associazioni mafiose radicate nel mezzogiorno, e trova un suo spazio di manovra anche quella di matrice etnica, sempre più diffusa, anche in conseguenza di consistenti flussi migratori dall’Europa orientale e da altri continenti». Non si tratta solo dell’esodo della camorra nella capitale, usata come rifugio per i latitanti e territorio di riciclo di proventi illeciti in attività economiche, così come emerso da recenti operazioni di polizia. Ci sono anche i criminali stanziali, come le famiglie di etnia nomade, Casamonica e Spada. I membri, si legge, sono «originari dell’Abruzzo e sono giunti da Pescara a Roma negli anni Settanta. Il clan dei Casamonica, costituito da un migliaio di membri di dinastie italo- rom imparentate tra loro, è dedito ad attività usurarie, alla ricettazione di autoveicoli e alle truffe, al traffico di stupefacenti: in quest’ultimo settore, in particolare, sono autosufficienti nelle modalità di approvvigionamento delle droghe, nelle condotte di cessione, di acquisizione dei proventi e del loro reinvestimento». Numerose indagini da parte della Dda romana hanno documentato la loro presenza in molti settori commerciali ed economici, tra cui edilizia e immobiliare, gestione di ristorazioni e stabilimenti balneari. «I Casamonica hanno stretto alleanze operative con affiliati alle cosche ‘ndranghetiste Piromalli-Molè e Alvaro e ad altri sodalizi criminali ». L’ostentazione della loro forza e del loro senso di impunità, malgrado interventi importanti della magistratura, è ormai sotto gli occhi di tutti: il funerale show del 20 agosto a Don Bosco, con carrozze, gigantografie del defunto e un elicottero sui cieli, ne è un esempio. Un’arroganza ostentata, così come la reazione dell’attuale reggente del clan Spada, Roberto, (il fratello Carmine è in carcere per estorsione con l’aggravante dell’articolo 7, metodo mafioso) sui social network all’indomani della manifestazione organizzata dal segretario romano dem in quella stessa piazza lo scorso giovedì. «I cittadini ormai sanno – scrive sfidando le istituzioni Roberto Spada – la vera mafia sono i politici (Pd)». La risposta arriva immediata da Stefano Esposito, senatore e assessore alla mobilità, e commissario Pd a Ostia, dove gli Spada sono insediati ormai da anni. «La sfacciataggine di Roberto Spada nel prendere pubblica posizione sulla manifestazione conferma come questi soggetti si sentano impunibili – denuncia Esposito – Inviterei, pertanto, ad una riflessione tutte quelle forze politiche, a cominciare dai grillini, che continuano a far finta di non vedere: in questa città, oltre alla vicenda certificata dalla magistratura di Mafia Capitale, esiste un problema che si chiama mafia, ad Ostia, che ha un nome e un cognome ».