Ecco gli effetti del Sistema Torino

Beppe Minello – LaStampa
I rapporti tra Gl Events e il Comune? «Un esempio illuminante del Sistema Torino che, tra tanti fasti, ha generato anche problemi».
Cioè?
«Perché è un modo di intendere le cose in cui concorrenza, competizione, promozione di nuovi soggetti privati vengono ostacolati generando i problemi oggi sotto gli occhi di tutti».
Il senatore Pd Stefano Esposito avrà tanti difetti, ma non quello di mandarle a dire. Sulla tormentata vicenda dei rapporti fra enti pubblici, Comune e Regione in testa, e il colosso francese poi, non s’è mai tirato indietro. Qualcuno dirà che è per i rapporti di amicizia – che lui non nega – con Set Up di Muttoni, l’altro grande player cittadino nella gestione degli impianti pubblici. Certo è che è da quando sedeva in Consiglio provinciale che Esposito battaglia con lo «strapotere» di Gl Events a Torino. È grazie a lui, e alla giunta Saitta dell’epoca, che la gestione degli impianti olimpici non fu affidata a trattativa privata ai francesi, ma vennero assegnati con una gara vinta da Live Nation a cui fa capo Set Up: «E di fronte un concorrente esterno – ricorda il senatore – c’era qualcuno che proponeva si mettessero d’accordo: ma è in questo modo che il pubblico viene sempre penalizzato!».
E nel caso di Gl Events al Lingotto c’è stata penalizzazione? O rapporti privilegiati?
«Diciamo che quell’accordo non è stato mai oggetto di un ragionamento di mercato»
Che avrebbe portato a condizioni migliori?
«Certo. Il Comune e la Regione hanno ampiamente finanziato, in maniera lungimirante sia chiaro, non solo il Libro ma anche Slow Food, Terra Madre… Il Comune, da contratto, aveva anche la possibilità di usufruire di una cinquantina di giorni di utilizzo gratuito del Lingotto: mai richiesti! È dovere del pubblico realizzare eventi al minor costo possibile eppure a Gl Events è stato concesso di applicare qualsiasi tariffa e nessuno ha mai fatto valere i propri diritti».
Lei cosa avrebbe fatto?
«Come amministratore pubblico avrei detto: il Lingotto è un’ottima soluzione ma non può sparare cifre incredibili. E poi avrei iniziato a usare un po’ di quei giorni gratuiti».
L’ex-presidente Picchioni ci provò a sollevare i problemi dei costi. O no?
«Picchioni, con il quale mai ho parlato dell’argomento, a un certo punto disse: “Voglio vedere altre location per il Salone”. Scoppiò un putiferio. Premesso che per me il Lingotto è la soluzione migliore, riconosco a Picchioni il merito di aver tentato di crearsi un margine per trattare con Gl Events. In quel caso notai un atteggiamento preclusivo alla sua iniziativa. Ricordo l’atteggiamento di Braccialarghe… Si finì con una trattativa e poi una gara per la gestione alla quale, ovviamente, non partecipò nessuno. Chi sta in casa sua (Gl Events, ndr) può fare quello che vuole e se poi si dimostrerà che hanno taroccato la gara mi sorprenderò: cos’avevano da taroccare? Non c’erano concorrenti: Bologna Fiere è partecipata da Gl Events! E ricorda quando Michele Coppola, neo assessore alla Cultura, sollevò il problema dei costi del Salone al Lingotto? Fu zittito nell’arco di due mesi».
È sempre stato detto che l’atteggiamento remissivo nei confronti dei francesi era dettato dalla paura che se ne andassero: condivide?
«E’ una risposta non credibile. E che se ne vadano: non hanno portato nulla di nuovo e hanno goduto di un sacco di finanziamenti. Sono capace anch’io a fare l’imprenditore così».